Dall’adrenalinico Luc Besson ('Nikita, Leon'), un deludente pasticcio New Age, tanto raffinato da un punto di vista formale (bianco e nero, patinato; una Parigi illuminata dalla luce dell’alba), quanto inconsistente da un punto di vista contenutistico e spirituale. André è un vagabondo senza prospettive, indebitato con i più loschi malviventi della città, medita il suicidio. A salvarlo una donna bellissima (la modella danese Ria Rasmussen,), letteralmente un angelo sceso dal cielo che diventa per il disgraziato più che un’ancora di salvezza, un terminator buono dagli occhi azzurri e dalla gambe lisce in grado di risolvere i problemi del giovanotto. E così, la bella Angela spacca il muso ai boss mafiosi, sfruttando il proprio fascino e non esita a donarsi anima e (soprattutto) corpo all’algerino naturalizzato americano protagonista, prima di schiudere le enormi ali verso il cielo. Non si capisce proprio questa operazione, una lunga fila di citazioni (da Frank Capra a 'Il cielo sopra Berlino' di Wenders passando attraverso Jean Vigo), che mal si connettono a una storia piuttosto ripetitiva e stancante già dopo le prime immagini. Rimane ingiustificabile, infatti, l’andamento narrativo di un film che sin a partire dalla prima sequenza (quella del tentato suicidio) si attorciglia su se stesso, replica medesime situazioni senza fantasia (la resa dei conti con le diverse bande di strozzini parigini), non crea mai tensione. Non si rimane mai coinvolti (se non dalla bellezza impressionante della Rasmussen) e si fa fatica a provare simpatia per il protagonista. E per quanto riguarda il còté cosiddetto religioso, non si va oltre ad una superficialità di stampo pubblicitario: fa sorridere la definizione dell’angelo secondo Besson. Un essere con le ali, che entra nella vita dell’uomo perché inserito in una sorta di programmazione di carità e che accompagna il mortale risolvendo i problemi e offrendosi come consulente di un corso di autostima. Insomma più che un film, un lungo spot di profumi. Ma senza alcuna fragranza.,Simone Fortunato,