Decisamente bella questa terza prova da regista di Olivier Marchal (Gangsters, ’02, e Un bon flic, ’99). Il regista sa di cosa parla: è stato per anni nella polizia e ne è uscito – forse disgustato – dopo un’esperienza lì vissuta in prima persona e simile a quella narrata nel film (anche se speculare a quella mostarta nel film). Ai tempi in cui infatti Marchal era poliziotto, un altro agente è stato ingiustamente incolpato di aver causato la perdita di vite umane durante uno scontro a fuoco con una banda di delinquenti; l’uomo è stato successivamente imprigionato per anni, ha perso ovviamente il lavoro e anche la famiglia. Marchal ha ripreso con lui i contatti in occasione del film e l’uomo ha fatto da autista sul set.,La storia ruota essenzialmente intorno al senso d’onore che si ha in simili istituzioni (così nel film si lascia nettamente intendere che sia la polizia in Francia: una rigida, intoccabile struttura). Onore nell’affrontare il lavoro senza risparmiarsi nessuna fatica (e detraendo tempo alla famiglia); sacra unità tra i compagni, come ben si comprende fin dalla primissima scena del film: una chiassosa festa d’addio per un agente che sta per andare in pensione e al quale viene regalata niente meno che l’insegna del dipartimento di polizia recante la scritta “36 – Quai des Orfèvres”. Chi calpesta questi principi è mal visto dai compagni, come accade al personaggio interpretato da Gérard Dépardieu che, in competizione con quello di Daniel Auteil per il posto di futuro capo, si rifiuta durante una delicata operazione di eseguire, come invece avrebbe dovuto, gli ordini da questo impartiti causando una tragedia tra i compagni. La sua corruzione e la cieca invidia nei confronti dell’ avversario non lo fanno fermare qui: salirà i gradini del potere nel dipartimento in un crescendo di odio sempre più teso e pronto a esplodere dei compagni. L’asse portante di questo tema è il rapporto intimo, personale dei due poliziotti. Una volta uniti, ora più che mai divisi, anche, e forse soprattutto, dall’amore per Camille (la nostra poliglotta Valeria Golino: nella versione originale sfoggia un francese perfetto), sposata a Vrinks e madre di sua figlia. Vrinks è un vero e proprio eroe “romantico”, coraggioso ma parecchio tormentato dal destino. E umano, come i veri eroi romantici: anche lui sbaglia, scende a qualche compromesso, si lascia andare a qualche violenza di troppo, ascolta fin troppo la voce dell’orgoglio (ovvero: in un modo o nell’altro cerca di farsi giustizia da sé dei torti subiti). ,Per alcuni riuscirà forse difficilmente digeribile il forte tono “mélo” di cui la pellicola è pervasa (tono solo in parte contraddetto da un finale, invece, un po’ troppo affrettato). Ciononostante, “36 – Quai des Orfèvres” è una sorta di – riuscito – “Heat – La sfida” alla francese (film peraltro molto apprezzato dal regista e al quale si è dichiaratamente ispirato); un noir sostenuto da ottime interpretazioni (la naturale irruenza di Dépardieu calza perfettamente col personaggio da lui qui interpretao; molto azzeccati e in parte anche tutti gli altri), da scene di azione davvero mozzafiato e tuttavia realistiche, da drammi ben descritti e avvincenti. ,Eva Anelli,