A distanza di due anni dal primo film, Smile 2 di Parker Finn arriva al cinema. Il demone sorridente del prequel, invisibile eppure onnipresente, si impossessa questa volta della mente di Skye Riley, cantante pop di successo pronta al suo ritorno in scena dopo un passato da tossicodipendente terminato con la morte del suo ragazzo in un incidente stradale. Nonostante gli sforzi per rimediare ai suoi errori e il costante controllo della madre, però, la star ricade nell’ennesimo, fatale errore, rivolgendosi al suo pusher di fiducia. Lì, nella casa di quell’uomo allucinato e terrorizzato, inizierà l’incubo di Skye che inizierà a vedere ovunque inquietanti sorrisi e a sprofondare in un loop di orrore e sangue. 

Forse l’unica cosa salvabile del film è Naomi Scott che si rivela una brava cantante e attrice: la ricordiamo nel ruolo di Jasmine per il live action di Aladdin e ancor prima nella produzione Disney Lemonade Mouth che ai tempi ebbe un discreto successo. Non essendo però il film un musical, ma un horror, poco importa che la Scott sappia cantare bene; tutto il resto della pellicola sprofonda in una banalità impressionante e a parte qualche scena visivamente interessante, non c’è molta sostanza. 

L’elemento di paura si basa sul “jumpscare” e un’inquietudine perpetua, forse a tratti troppo stressata, ma non aggiunge niente ad una trama che poteva andare da qualunque parte, senza struttura e in qualche modo sempre prevedibile. La comparsa del “mostro finale” verso la chiusura è la conferma di quanto il film sia basato solo sullo shock e l’esagerazione piuttosto che qualcosa che abbia sostanza.

Maddalena Villa

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