Sbarca in Italia Yattaman, un film alquanto bizzarro, tratto dall’omonimo “anime” che piacque molto anche in Italia negli anni Ottanta, tessuto su di una trama classica: un pugno di eroi (gli Yattaman appunto) vanno alla ricerca della Dokrostone, una magica pietra in grado di donare poteri smisurati a chi la possiede. Sulle sue tracce si è messo anche il malvagio Dokrobei. Chi riuscirà a spuntarla?,Diretto da Takashi Miike, maestro dell’horror giapponese e regista eclettico (Thirteen assassins e Zebraman i titoli più noti), Yattaman è il prototipo del “film fumetto orientale”, che gioca su canoni per i quali il pubblico occidentale (e su tutti quello europeo) ancora non è pronto: effetti speciali color pastello, sequenze oniriche che vorrebbero ispirarsi alle animazioni gioiose di Miyazaki scadendo però spesso nel ridicolo, supereroi dalla mimiche facciali perennemente smorfiose con i quali è praticamente impossibile immedesimarsi; sono elementi che hanno già dettato in passato il fallimento, in Occidente, di film simili come il recente Dragonball. Insomma, la ricetta americana della Marvel (Spiderman, X-men, Wolverine ecc.) che costruisce eroi dai grandi poteri, ma anche dall’anima umana turbata da problemi esistenziali, e che riempie le sale cinematografiche di tutto il mondo, qui è volutamente accantonata per una pellicola eccentrica, estremamente giocosa e (lo ripetiamo) eccessivamente orientale per i nostri palati. A questo si aggiunga una sceneggiatura debole, priva di colpi di scena e assolutamente scontata, dove Takashi Miike bada più che altro a mettere in mostra il proprio talento visionario che lo ha reso celebre tra i cinefili. Il risultato? Un film che divertirà solo i (pochi) nostalgici del vecchio anime e che esalterà, forse, qualche irriducibile amante dello stile del regista.,Andrea Puglia