Commedia esile esile e ad alto tasso di volgarità. Scritto tra gli altri da Seth Rogen (il comico che spesso trova posto nei film di Judd Apatow e che si ricorda per la volgarità notevole delle battute) e prodotto dal Shawn Levy di Una notte al museo e La pantera rosa, Vicini del terzo tipo è un film a metà tra la parodia del buddy movie all'americana e la sci-fi classica. Ben Stiller è Evan, da sempre cittadino modello in una piccola cittadina della provincia americana. Se la cava bene: è stato appena nominato manager dell'anno per la catena di supermarket in cui lavora come direttore ed è impegnato anche a livello di amministrazione cittadina. Quando un omicidio efferato avviene proprio, una notte, all'interno del supermarket, Evan si sentirà in dovere di mettere in piedi una ronda di quartiere a cui parteciperanno Bob, un ricco sfrontato con problemi con la figlia adolescente, Franklin, maniaco delle armi e il misterioso Jamarcus. ,Ennesima commedia tutta giocata su un'unica idea – in questo caso la ronda a caccia di extraterrestri assassini – circondata da una buona dose di idiozie e volgarità. È abbastanza divertente, almeno per chi ama il genere anche per il cast ben amalgamato: Stiller, il classico esempio di attore in gamba ma che ormai da tempo si è adagiato su ruoli sempre uguali, veste i panni del bravo ragazzo trascinato da compagni dai modi scorretti e animaleschi. La coppia Vaughn/Hill sono una garanzia quanto a comicità: il primo, in particolare, in un paio di gag con Stiller alle prese con un problema di sterilità, è parecchio gustoso e strappa la risata. Il problema è però davvero l'esilità di una storia che dopo pochi minuti diventa prevedibile e deve ricorrere a tanta volgarità per riuscire divertente: disquisizioni su trapianti di testicoli, tecniche di masturbazione o sequenze come quella in cui Vaughn orina in una lattina di birra mettono in imbarazzo lo spettatore, coprono di ridicolo gli attori ma non necessariamente fanno sbellicare dalle risate. Quando poi entrano in scena gli alieni e si scopre che il punto debole di questi sono, per così dire, le parti basse e la gag si ripete fino alla sfinimento, la sceneggiatura mostra tutta la propria povertà di idee e di autentica vis comica. Un peccato: con una maggior cura nella scrittura e con le potenzialità del cast sfruttate pienamente, ci avrebbero guadagnato lo spettatore e anche gli incassi del botteghino.,Simone Fortunato