Nella Parigi postbellica i cortei di manifestazione a favore dell’indipendenza dell’Algeria si contrappongono alle masse festanti per la vittoria contro Hitler. È l’inizio di una lunga lotta, quasi una guerra civile, che durerà circa vent’anni. Rachid Bouchareb, regista franco-algerino già autore di buoni film (su tutti il recente London River) è figlio di genitori che vissero quel dramma in prima linea. Rispolverando quei racconti, scrive e dirige Uomini senza legge, incentrando la narrazione su tre fratelli algerini che dopo aver perso la casa nella madrepatria, emigrano in Francia e si pongono a capo dell’Fln, il movimento islamico terroristico per la liberazione dell’Algeria. A spingerli è inizialmente un sentimento umano di libertà, che viene però a poco a poco soffocato dall’ideologia che acceca la loro mente e li coinvolge in una spirale di omicidi e ingiustizie.,Bouchareb è bravo nel descrivere con approfondita umanità il carattere di ognuno dei suoi protagonisti, senza mai giustificare le loro violenze ma guardando con pietosa commozione al loro desiderio di indipendenza. Il rischio di cadere in una vuota retorica viene eluso grazie alla scelta di concentrarsi più sul rapporto tra i tre fratelli (che avranno spesso visioni diametralmente opposte sui metodi d’azione) piuttosto che sulla storia generale del movimento terroristico. ,D’altra parte il film soffre dell’eccessiva ambizione della sceneggiatura, che punta a elaborare un respiro epico contaminando il dramma con molti generi. E la narrazione è infittita, forse più del dovuto, da molte sotto-trame: dalle relazioni sentimentali a elementari indagini poliziesche; c’è persino posto per la storia di un pugile in ascesa. ,Il passo così diventa decisamente più lungo della gamba: pur non escludendo una confezione pregevole (ricamata dall’efficace fotografia di Beaucarne e dalle solide prove degli interpreti), il film finisce per superare largamente le due ore di durata, risolvendosi in ultima istanza in un kolossal con meno anima di quel che vorrebbe (soprattutto per un pubblico lontano da quegli avvenimenti), che rischia a tratti anche di annoiare.,Andrea Puglia,