È durato sette anni il rapporto d’amore tra Dora e Davide, insieme (ma non sposati) e inizialmente follemente innamorati. Una passione travolgente che poi, complice la nascita dei due figli e il passare del tempo, si è affievolita. Fino all’annuncio di lui: me ne vado. Per un’altra donna? No, per l’impossibilità di stare con Dora. Che si interroga tra lacrime, richieste di consigli all’amica del cuore e le mille incombenze della vita. Tra cui i genitori divorziati, un bidello/baby sitter simpatico poeta, un vicino di casa giovane e aitante, una mancata suocera che pensa ancora agli uomini…. E Davide che, sempre molto presente con i figli, non le è uscito certo dal cuore.

La storia non è certo originale. Per rinfrescarla un po’, il regista Max Croci (al suo terzo film, dopo i dimenticabili Poli opposti e Al posto tuo) si inventa il giochino di far raccontare in macchina alla protagonista (un’Ambra Angiolini per una volta insopportabile, ahinoi), ovvero direttamente agli spettatori, le sue vicissitudini. Anche per ricalcare lo schema del libro omonimo sul libro omonimo di Enrica Tesio e del suo blog TiAsmo da cui a sua volta era emanazione. Si parla tanto, spesso si urla, si cerca di far ridere con battute poco divertenti (e alcune decisamente volgari), si mettono in campo una folla di comprimari (tra cui la cantante Arisa nei panni di una collega impicciona di Dora, al Museo del Cinema di Torino, città dove è ambientato il film), si mette un po’ di pepe con la storia di sesso con il giovanotto della porta accanto. Senza smuovere mai l’attenzione di chi assiste,

Ritmo frenetico, frivolezza travestita da atteggiamento ponderoso, tentativo sul finale di commuovere: il mix che si è già visto in decine di commedie tutte uguali. Questa, se possibile, risulta più irritante di altre, anche per attori serviti male dalla sceneggiatura. In primis la già citata Angiolini e la povera Carolina Crescentini, personaggio davvero antipatico (prima frivolissimo, poi in crisi perché incinta, mai convincente), mentre di nonne sopra le righe come Pia Engleberth e Giuliana De Sio ne abbiamo già viste a iosa. Un po’ meglio Massimo Poggio e Edoardo Pesce, soprattutto il piccolo attore che interpreta il figlioletto più grande che suscita un po’ di tenerezza; ma sono troppe le scene davvero imbarazzanti, in un film che non sarà difficile dimenticare, in cui la svolta finale di “consapevolezza” arriva così tardi e così a “miccia bagnata” da non colpire per nulla. Di sicuro di quella verità enunciata nel titolo, riguardo ai rapporti tra uomini e donne ce n’è ben poca.

Antonio Autieri