Commedia degli equivoci discreta e gustosa in alcuni momenti. La vicenda è elementare: nella vita di un playboy un po’ improbabile (Greg) e di un uomo goffo e sempre più depresso dopo la separazione dalla moglie (Lillo) compare all’improvviso un ragazzino di nove anni (il giovanissimo Niccolò Calvagna, davvero in gamba) momentaneamente allontanato dai genitori finiti in carcere per una brutta storia di droga. Il film di Volfango De Biasi (un passato di brutti film, dal sentimentale Come tu mi vuoi al pretestuoso Iago), pur nella pochezza della vicenda, ha diverse carte da giocare e centra l’obiettivo di intrattenere lo spettatore. Tanti pregi, insoliti per una commedia natalizia italiana, spesso sbracata e volgare: il cast innanzitutto, ben assortito e che vede tanti professionisti e ottimi caratteristi, dalla coppia formata da Paola Minaccioni e Paolo Calabresi, a loro agio in ruoli da coatti fino alla coppia dei due assistenti sociali formata dai bravi Francesco Montanari e Riccardo De Filippis passando poi per Ambra Angiolini che si conferma credibile in ruoli leggeri. Tutti a fare da spalla alla comicità spesso surreale e clownesca del duo formato da Lillo e Greg, personaggi televisi e radiofonici ma che, a differenza di tanti colleghi, non hanno patito il salto sul grande schermo. Anzi: già avevano fatto bene nei due precedenti film targati Aurelio De Laurentiis, Colpi di fulmine e Colpi di fortuna dove erano proprio i loro episodi a tenere in piedi due film nel complesso molto sbilanciati. Qui, promossi a protagonisti, sono assai efficaci: un po’ per il feeling notevole che mostrano di possedere l’uno con l’altro, un po’ per una vena comica insolita presso il nostro cinema. Perché i due sono certo cialtroni, farseschi, giocano con la volgarità e i doppi sensi senza però mai cadere nel cattivo gusto.

Diversi i momenti gustosi: le sequenze in discoteca in cui Greg spiega al ragazzino le tecniche di abbordaggio delle ragazze o il momento, di notevole forza comica, in cui Lillo (il vero clown della compagnia) cerca, in modo goffissimo, di sistemare un disastro combinato a casa del sodale. E ancora: il tono surreale con cui sono presentati i due assistenti sociali, effemminati e sopra le righe, difensori improbabili della famiglia cosiddetta tradizionale e tutta la sottotrama del tentativo – anche qui goffissimo e cialtrone – di riconquista da parte di Lillo della Minaccioni. Nulla di nuovo, è vero, anzi con una sequenza furba e piaciona sul finale con al centro i due assistenti di cui sopra, ma almeno Un Natale stupefacente assolve dignitosamente al compito di far divertire senza dover ricorrere a peti e amenità del genere. E metà del merito va agli sceneggiatori, i vari Alessandro Bencivenni e Domenico Saverni, gente navigata e che, pur tra alti e bassi (sono gli sceneggiatori degli ultimi film di Fantozzi e di parecchi cinepanettoni) ha sempre fatto sghignazzare.

Simone Fortunato