Luca è uno squattrinato insegnante di dizione, insicuro nelle relazioni professionali e insofferente per gli amici snob della fidanzata. Come unico successo lui può vantare la partecipazione da interprete a una lontana fiction; per il resto, guadagna qualcosa (poco) con lezioni a improbabili aspiranti attori, e altri lavori che fatica a farsi pagare. La sua vita però cambia all’improvviso quando salva la vita a un giovane (appena uscito da una sua lezione): il ragazzo fa parte – ma non se ne vanta, anzi – della famiglia Serranò, criminali della ‘ndrangheta calabrese. Zio Peppino, zia Angela, zio Carmine e gli altri lo accolgono come in famiglia, vogliono sdebitarsi di aver salvato il ragazzo. E iniziano a strapagarlo per le sue lezioni: ma in cambio dovrà assistere quasi a tempo pieno il giovane, atteso da un provino per una serie tv. Luca, che un po’ ha capito con chi ha a che fare e un po’ no, crede di potersi fermare in qualsiasi momento: ma allontanarsi da quella famiglia non è facile, dicendo no a chi non è abituato a sentirselo dire. Senza contare che tra (tanti) soldi, regali e altri favori (anche interventi sgradevoli e non richiesti contro chi non si comporta bene con lui) non è così male approfittare della generosità dei Serranò. Ma questa storia non piace a Regina, la fidanzata di Luce, anche perché vede la pericolosa zia Angela (vedova) iniziare a circuire Luca… Il vero problema è poi quando la famiglia inizia a chiedere piccole “commissioni”, cui Luca prova invano a sottrarsi. La polizia non tarda ad accorgersi di lui e a pedinarlo…
Uno di famiglia, nuova commedia di Alessio Maria Federici (tra i suoi film Lezioni di cioccolato 2, Fratelli unici, Terapia di coppia per amanti) non si distacca dai precedenti: c’è uno spunto forte iniziale, cui segue uno sviluppo senza molto mordente, con dialoghi frettolosi e “scrittura” dei personaggi molto piatta, e almeno un paio di immancabili scene sopra le righe che non aggiungono nulla. Anche in questo film tante cose non tornano: Luca ha capito subito con chi ha a che fare? All’inizio sembra di no, e il personaggio si configura come il classico tontolone di tante commedie italiane; ma poco dopo sembra già più consapevole, incerto se dar retta alla sua onestà (e alla fidanzata sempre più irritata) o se approfittare della situazione; ma senza che il dilemma si arricchisca di episodi gustosi o di equivoci meno banali del consueto. Insomma, il tema dei favori e della protezione poteva dar maggiori risultati anche comici. Quanto alle tensioni con Regina, sempre sul punto di rompere con Luca, sono fin troppo soft, tanto che la rottura arriva a sorpresa e la successiva pacificazione – fuori scena – ancor di più. La famiglia criminale è discretamente descritta, al netto di qualche incongruenza di inflessione e di qualche attore poco credibile nel ruolo; con il risultato che tutto il mondo criminale è parecchio macchiettistico, anche oltre le concessioni al comico. Che, ormai si dovrebbe sapere, con un po’ di “cattiveria” in più l’effetto comico sarebbe maggiore, per contrasto.
Insomma, Uno di famiglia è l’ennesimo spreco in commedia, se pensiamo ad alcuni interpreti bravi e simpatici: su tutti Nino Frassica, che fa bene il boss mafioso; ma anche Pietro Sermonti, in genere spalla e qui protagonista, e Lucia Ocone a tratti scatenata. Mentre Sarah Felberbaum convince solo in parte, risulta sempre un po’ “frenata”. Il vero problema, come sempre, è che per essere una commedia che ha esplicite ambizioni di risultare divertente e spensierata, si ride pochissimo (se non al limite qualche sorriso a denti strettissimi), con poche trovate azzeccate; forse solo la “prima” casalinga della fiction, con tutta la famiglia riunita per applaudire il giovane nipote/attore che poi darà loro un grande dispiacere… Ma qui si torna al punto di partenza: come mai spesso le commedie italiane hanno uno spunto forte o comunque valido all’inizio, e poi si perdono del tutto per strada? Parrebbe il solito problema di scrittura, e di fretta: che non si risolve accumulando personaggi (l’antiquario e gli altri amici, personaggi debolissimi) o episodi trascurabili. Facendo perdere di forza il nucleo centrale della storia, che si chiude bruscamente (e facilmente) lasciandoci insoddisfatti.

Antonio Autieri