Un uomo, una donna, un treno perso e una notte a parlare in una cittadina di provincia. Comincia così il film di Jaquot in cui troviamo Benoit Poelvoorde in un inedito ruolo drammatico, quello di un uomo che per una fatalità (un malore che gli impedisce di ritrovare Sylvie, la donna di cui si è innamorato nello spazio di poche ore) si trova imprigionato in un triangolo impossibile (la donna che incontra mentre cerca la prima è Sophie, la di lei sorella e per una serie di equivoci e coincidenze Marc lo scopre quando è ormai troppo tardi, quando cioè la sposa) e finisce per rimanerne soffocato.,Le atmosfere plumbee della provincia, le suggestioni dei “brevi incontri”, il sottile senso di angoscia che si stringe intorno al cuore malato di Marc… Tutti elementi che pur non essendo giocati con soverchia originalità, grazie a buoni interpreti riescono a tenere l’attenzione del pubblico almeno per un po’. Poi, però, il gioco diventa stanco, perfino ripetitivo e l’esito purtroppo abbastanza scontato. Il conflitto tra l’amore passionale (quello vero, che tra Marc è Sylvie è una promessa destinata inevitabilmente a esplodere) e quello tra sorelle (in cui si gioca la lealtà tra Sylvie e Sophie) regge fino a un certo punto, mentre il contorno della vita di provincia (alla superficie più a misura d’uomo, nella realtà piena allo stesso modo di meschinerie da cui Marc vorrebbe nella sua integrità tenersi fuori…) fa la sua parte, ma non va oltre un affresco tutto sommato convenzionale.,È allora che la regia raffinata di Jaquot (Les Adieux à la Reine il suo lavoro più recente) mostra la corda; perché nonostante gli sforzi di tutti la vicenda non ci appassiona più quanto dovrebbe, i destini tragici dei personaggi finiscono per risultarci quasi indifferenti. Manca, a questo melò di provincia, un guizzo che lo distingua all’interno del genere e le eccellenti interpretazioni forse non bastano ad appassionare oltre lo spazio di una visione.,Luisa Cotta Ramosino,