Un impresario newyorchese ex-consigliere del governo degli Stati Uniti, una ricca modella e attrice di Bogotà, un infermiere messicano che di notte gira da un bordello all’altro della città per parlare al cuore di prostitute e travestiti, un ex medico abortista, una celebre cantante di Las Vegas, una giovane ragazza di Padova affetta da una paraplegia: sono questi alcuni dei protagonisti di Terra di Maria, l’ultimo film del regista spagnolo Juan Manuel Cotelo.

Dopo aver raccontato al mondo la commovente storia di Don Pablo Domínguez, un prete dalla vita e dall’operato straordinario, il regista spagnolo torna a parlare di Fede con un film in cui la fiction si mescola alla realtà. Indossando i panni di un moderno avvocato del diavolo assoldato da un capo freddo e rigoroso, a Cotelo viene assegnato un compito particolare: quello di girare il mondo per fare la conoscenza di personaggi inusuali che si sono misteriosamente convertiti o ri-avvicinati a Dio soprattutto grazie a Maria. Durante il viaggio, un vero e proprio pellegrinaggio intorno al mondo, Cotelo fa la conoscenza di queste personalità (stra)ordinarie, li punzecchia con domande insidiose, prova a sminuire e mette in discussione il loro credo. E lo fa, come già successo nel caso del primo film, con un tono alquanto irriverente e un pizzico di sarcasmo.

È innegabile che non si può mettere in discussione l’intento pregevole di lasciare un segno tangibile della presenza cristiana nel mondo attraverso la testimonianza sincera e commovente di chi ha vissuto i due lati di una stessa medaglia. A cosa servono gli agi, i soldi, il successo, l’illusione di operare secondo i dettami imposti dalla società, il conformismo, il finto perbenismo se poi tutti si ritrovano ad uno stesso punto di non ritorno? Accomunati da un profondo senso di solitudine e dalla ricerca di un desiderio di felicità inappagato, tutti i testimoni di fede di questo film di Cotelo sembrano voler gridare al mondo di aver capito che è solo grazie all’incontro con il mistero che la loro esistenza si è caricata di un significato nuovo. In questo senso commuove la preziosa testimonianza della modella Amada Rosa Pérez di Bogotà, una giovane bella, ricca e famosa ma infelice che cerca disperatamente una risposta alla sua infelicità attraverso lo yoga, il reiki, il feng-shui e persino nei tarocchi… Tutto inutilmente. È con l’ingresso casuale in una chiesa che Amada si sente abbracciata da un amore più grande riuscendo a far pace con se stessa. Di impatto anche la testimonianza della giovane Silvia Buso, una ragazza di Padova a cui a soli 17 anni viene diagnosticato un futuro su una sedia a rotelle. Poi il viaggio casuale a Medjugorje e il miracolo… Silvia riprende a camminare. Per non dimenticare il ginecologo americano John Bruchalski, abortista convinto che, solo dopo aver dedicato metà della sua vita a praticare aborti, si rende conto di quanto il suo operato non fosse altro che uno strumento in grado di aumentare infezioni e depressioni causando la distruzione di numerose famiglie.

Tutte testimonianze preziose e lodevoli, che hanno il pregio di far riflettere sugli aspetti fondamentali di una fetta di società forse ormai troppo corrosa da un pessimismo esistenziale dirompente ma che risentono di una confezione stilistica poco convincente; soprattutto nella parte introduttiva del film, una cornice fiction che dovrebbe introdurre lo spettatore. Se l’intento di Cotelo è quello di parlare al cuore dello spettatore, con la speranza di colpire anche quello più chiuso e freddo, il risultato riesce ma solo nella parte più prettamente documentaristica. L’inutile l’apologo iniziale non aggiunge nulla e il sarcasmo reiterato risulta a tratti fastidioso tanto da banalizzare il valore di un discorso che si sarebbe potuto reggere solo ed esclusivamente sulle parole, sui volti e sugli sguardi sinceri di chi ha da dire davvero qualcosa. Le interviste, troppe forse per un film di due ore, vogliono sicuramente parlare al cuore dell’uomo comune ma la sensazione è di trovarsi di fronte a una cornice un po’ troppo costruita, tanto da non convincere fino in fondo e con il timore di non riuscire ad avere la forza di colpire davvero chiunque.

Marianna Ninni