Gianni Di Gregorio ha stupito critica e pubblico quando nel 2008 ha esordito alla regia (alla soglia dei 60 anni!) con lo splendido Pranzo di Ferragosto, da lui scritto, diretto e interpretato, nei panni di un uomo che si trova a passare le vacanze a Roma con l’anziana madre e altre tre vecchiette. Anche questa volta Di Gregorio si dirige da sé e interpreta il suo alter ego: il Gianni di Buoni a nulla è un impiegato che vive tranquillamente da solo in un palazzo del centro di Roma; è separato dalla moglie che sta con un dentista e anche la figlia è andata a vivere per conto suo. Non che a lui tutto questo dispiaccia, si gode la vita in attesa di andare di lì a qualche mese in pensione e al lavoro si limita a scaldare la sedia in un ufficio statale non distante da casa. Ma le cose si complicano quando il capufficio lo convoca: una circolare ha posticipato di tre anni il suo pensionamento, e per di più è stato trasferito in una struttura lontanissima lungo il raccordo anulare. Come se non bastasse, nel nuovo ufficio sembrano tutti efficientissimi ai loro computer; Gianni millanta la competenza di grafici e fogli excel, ma in realtà non sa fare niente: come potrà cavarsela?

Il sugo di Buoni a nulla è tutto nell’interpretazione di Di Gregorio, nella sua placida indifferenza a quel che gli succede intorno, fino alla scoperta che solo diventando più cattivo potrà sopravvivere in un mondo di approfittatori. Idea simpatica, non solo supportata da bravi attori (Marco Messeri e Marco Mazzocca sopra tutti), ma con anche comparsate di tutto rispetto, come (nei panni dei petulanti vicini di casa) il regista Ugo Gregoretti e Giovanna Cau, storico avvocato del cinema italiano, cui si aggiunge il produttore del film Angelo Barbagallo, che interpreta il capoufficio. Peccato che la storia in più punti si lasci andare, i personaggi non siano congrui, comparendo e scomparendo senza motivazioni adeguate; una colpa imperdonabile, specie quando il cast è composto da bravi professionisti. Anche il “successo” dovuto alla cattiveria di Gianni è posticcio e poco credibile, tanto che alla fine, quel che dovrebbe sembrare un inno alla lentezza e al godersi la vita, sembra solo una parata di sciocchi personaggi scansafatiche, fatta apposta per rafforzare i peggiori luoghi comuni sui romani e sugli impiegati pubblici.

Beppe Musicco