Difret nella lingua etiope significa “coraggio”. E non si potrebbe definire diversamente quello di Hirut, una giovane allegra e intelligente, che ogni mattina con la sorella minore affronta una lunga camminata attraverso i campi per andare a scuola. Un giorno, sulla via del ritorno, Hirut viene rapita da un gruppo di uomini a cavallo. Tadele, l’uomo che li comanda, ha deciso che Hirut, benché abbia solo quattordici anni, sarà sua sposa, secondo l’antica usanza tribale detta “Telefa”, che autorizza l’uomo a rapire e violentare la ragazza che poi diventerà sua moglie. Ma Hirut, dopo la violenza riesce a fuggire e impadronirsi del fucile di Tadele, e quando questi le ordina di tornare, spara e lo uccide. Arrestata, il destino di Hirut sembra segnato: dovrà morire per mano dei familiari dell’uomo ucciso ed essere sepolta con lui, o essere giustiziata per omicidio, se non fosse per una giovane avvocatessa che inizia a battersi per lei. ,Primo film realizzato in Etiopia (ma prodotto, tra gli altri, da Angelina Jolie) e premiato in numerosi festival, Difret (prodotto da Angelina Jolie) è tratto da una storia vera che colpisce da subito lo spettatore, quando la prassi tribale («si è sempre fatto così», come afferma il padre dell’ucciso di fronte al consiglio degli anziani del villaggio per chiedere vendetta) si scontra con l’atto di Hirut e lo smarrimento dei suoi genitori, che amano la figlia, ma sono poveri e temono rappresaglie, o che la sorella minore possa fare la stessa fine. Realizzato sobriamente ma con passione, Difret non tende a creare eroi (anche se la caparbia avvocatessa non teme di citare in giudizio anche il ministro della Giustizia, pur di interrompere un’usanza insensata), ma usando con semplicità dialoghi e immagini, mostra come Hirut desideri solo quel che le spetta: tornare a casa senza doversi nascondere in una città, Addis Abeba, dove tutto le è estraneo e le fa paura, proseguire gli studi, ritrovare l’amore dei suoi genitori e la compagnia della sorellina.,Beppe Musicco,