Ci vorrebbe una guida per orientarsi in mezzo all'offerta del cinema d'animazione: c'è davvero di tutto. Ci sono i film ad altezza di bimbo, quelli che si lasciano guardare anche dagli adulti e quelli con tanti riferimenti per gli adulti (la serie di Shrek, facciamo un nome ). Ci sono i capolavori (a.k.a Pixar) e le brutte copie. La trilogia de L'era glaciale (qui gli autori sono gli stessi) non ha mai brillato per freschezza di contenuti ma per almeno due capitoli su tre, ha centrato l'obiettivo di far ridere con una comicità molto fisica e ritmata. Proprio qui Rio non tiene il passo. Tecnicamente si tratta di un film di alto livello, con un 3D non invasivo. Con colori la cui limpidezza ricorda la definizione della scena di Up (a cui il regista brasiliano Carlos Saldanha sembra ispirarsi per la tematica del viaggio verso una terra esotica e coloratissima). I personaggi sono simpatici, soprattutto il protagonista Blu, pappagallo Nerd, incapace di volare e goffissimo nella ricerca della compagna. Ma la comicità senza freni, quel ritmo concitato che animava una serie come quella di Sid, Manny & Co qui manca. Si sorride ma non si ride mai apertamente e si rimane un po' infastiditi da una tendenza, inaugurata da Madagascar, a riempire il film di sequenze musicali di gusto dubbio (dove peraltro il doppiaggio italiano non aiuta). La vicenda poi ricalca quella de L'era glaciale ma a parti invertite. Là erano gli animali a prendersi cura di un bimbo, qui è una ragazzina a salvare dalla strada un pappagallino abbandonato ma il solido schema narrativo che si faceva apprezzato ne L'era glaciale sembra qui lontano. La coppia dei due pappagalli è simpatica ma non irresistibile e le spalle sono poco efficaci. Da parte umana, gli sgherri di un losco commerciante di uccelli esotici sono i classici “cattivi e stupidi”, mentre gli amici di Blu rimangono delle figurine tutt’al più curiose (il tucano Rafael) ma non memorabili come era il divertentissimo Scrat. E poi c’è l’utilizzo inflazionato della musica a sottolineare ogni scena, comprese quelle d'amore. Non mancano momenti tecnicamente di ottimo livello come l'inseguimento in moto di Linda e Tullio, gli umani che poi nella storia, a differenza dei pappagalli protagonisti, sono gli unici a svilippare un rapporto non puramente sentimentale. Ma d'altra parte le sequenze in cui prende il sopravvento la discoteca per la discoteca sono troppe e stonano in una vicenda non volgare ma piuttosto convenzionale.,Simone Fortunato