Max (Jamiee Foxx) guida a tarda ora il suo taxi per Los Angeles. Prima accompagna Annie, procuratore distrettuale (Jada Pinkett Smith), poi un passeggero di nome Vincent (un inquieante, inedito Tom Cruise), elegante e ambiguo. Scoprirà che è un sicario assoldato per uccidere in quella notte cinque testimoni di un’inchiesta sul traffico di droga. Riuscirà a liberarsi dell’uomo che lo tiene sotto il suo controllo, ostaggio e involontario complice? O prevarrà l’eloquenza cinica e nichilista di Vincent?

Michael Mann colpisce ancora nel segno e Collateral, il suo ultimo film è un capolavoro autentico. Genere storico (L’ultimo dei Mohicani), dramma esistenziale (Insider – Dietro la verità), biografia sportiva (Alì). E ancora: thriller classico (Manhunter – Frammenti di un omicidio), poliziesco esistenziale (Strade violente) e crime movie (Heat – La sfida). In poco più di vent’anni di carriera Mann ha affrontato sempre generi diversi con risultati altissimi. Gli mancava solo il noir metropolitano di cui Collateral è esempio perfetto. Noir perché l’intreccio da film poliziesco, con tanto di detective, killer e vittime predestinate, passa quasi in secondo piano rispetto al mondo interiore dei personaggi in gioco. Noir perché il film è realmente nero, cupo, opaco.

Tutto ambientato in un unico luogo (la città di Los Angeles), in un unico tempo (una notte intera), seguendo un’unica azione (la missione del killer consistente nell’uccisione di cinque personaggi chiave in un processo da farsi). Fedele alle tre leggi aristoteliche alla base della tragedia classica, Mann gira un film che sa essere spettacolare ma che si pone come seguito ideale di film come Heat, Insider o Alì. Perché Collateral si presenta non solo come un grande film di azione e emozione, nel quale il regista che ben conosce i meccanismi della suspense e della sorpresa, architetta una vicenda ricca di colpi di scena e di attori perfetti. Collateral è soprattutto una tragedia del destino perché nero è anche il fato che aleggia tristemente sulle teste dei personaggi in gioco e che ha gia previsto tutto. Una tragedia dei losers, dei perdenti, come perdente era stato in Heat il personaggio di Al Pacino, che, dal nome all’abbigliamento richiama tanto il personaggio interpretato da Cruise). Una tragedia di eroi che possono solo perdere tutto, anche quei pochi sogni luminosi nati in gioventù, nel nome di una realtà indifferente e nemica. Un film cupo, Collateral, forse più dei tanti noir metropolitani che cita con evidenza (da Taxi Driver a Carlito’s Way fino a Vivere e morire a Los Angeles), ma anche profondamente morale. Nel tratteggio, per esempio, dei personaggi in gioco, che pur prigionieri di una realtà di tenebre, priva persino di stelle da guardare, sanno ancora cosa e bene e cosa è male. E non hanno paura di andarci a fondo. Con tutto ciò che ne potrà derivare.

Simone Fortunato