Thriller dai risvolti paranormali diretto dallo spagnolo Rodrigo Cortés, il regista dell'irrisolto ma interessante Buried – Sepolto. La vicenda intriga: Sigourney Weaver (grande, charme e carisma a piene mani) e Cillian Murphy si dedicano da tempo a smascherare i finti sensitivi e a denunciarli alle autorità. Il secondo, un fisico, si è dedicato alla materia da poco ed è, di fatto, assistente dell'esperta Margareth Matheson che da decenni si applica con successo e metodo nell'indagine di presunti fenomeni paranormali. L'approccio della Matheson (il cognome è un omaggio di Cortés al grande scrittore di sci-fi Richard Matheson) è assolutamente razionale da novella Sherlock Holmes. Se vi sono sedie che si muovono e tavoli che traballano ci sarà senz'altro dietro un trucco da prestigiatore, mentre quando il presunto predicatore dalla parlantina sciolta affascina e seduce un folto pubblico con veri e propri miracoli, la signora Matheson, scettica di professione e per attitudine, si mette alla ricerca di possibili complici e strane coincidenze. Tutto fila liscio fino a quando i due incrociano il vecchio predicatore Simon Silver, cieco ma capace addirittura di provocare la morte con i propri poteri telepatici. Una vecchia, triste conoscenza per la fredda, dura dottoressa Matheson. Cortés, come già dimostrato nel suo film precedente tutto girato sottoterra e con un unico protagonista intrappolato in una bara, ha una buona mano quando deve gestire i momenti thriller. Tutta la prima parte con le indagini dei due protagonisti risente senz'altro di tanti film di genere e di certe atmosfere horror, oltre che dell'amatissimo Hitchcock citato un po' ovunque. I trucchi sono sempre quelli: rumori improvvisi, ambientazioni inquietanti, una colonna sonora adatta. Cortés sa insomma il fatto suo e riesce per una buona metà a catturare l'attenzione dello spettatore, anche per l'ottimo cast gestito con intelligenza: la Weaver è la migliore del gruppo ma fa bene Murphy, sempre più eclettico, e non è malvagio nemmeno Robert De Niro, gigione come sempre, parecchio autoreferenziale (scimmiotta se stesso nella parte del diabolico Louis Cyphre di Angel Heart) ma è decisamente più convinto e 'in palla' rispetto ad altre terribili, recenti interpretazioni. Poi, le cose si complicano: l'uscita di scena della Weaver avviene narrativamente in modo maldestro e il contrasto tra De Niro e Murphy perde mordente. Il guaio, evidente già in Buried che a un certo punto si avvitava su se stesso, sono i nodi di sceneggiatura: deboli o comunque poco credibili. L'ambiguità di De Niro, strada facendo, rimane sempre più sulla carta ma è soprattutto la caratterizzazione che Cortés fa del personaggio di Tom Buckley/Cillian Murphy a risultare assai indigesta. L'indagine che a un certo punto il giovanotto decide di intraprendere da solo rivela tantissime pecche, prima fra tutte una certa ripetitività. Mal sostenuto da due figure scritte male, come la fidanzata interpretata dalla bellissima Elizabeth Olsen e dal collega scienziato a cui presta il volto Toby Jones, il povero Murphy naviga in acque sempre più torbide fino al più imprevisto ma anche immotivato dei finali. Un brutta conclusione, tra l'altro non giustificata dal punto di vista narrativo, che rende anche questo secondo film di Cortés appassionante solo a metà e parecchio irrisolto.,Simone Fortunato