Commedia gradevole, che strappa più di una risata, e che azzecca almeno due elementi fondamentali del genere: il ritmo e il cast (la grande Lucia Poli, ma anche la ritrovata Loretta Goggi, il protagonista Francesco Mandelli, la brillante Chiara Francini e la spalla di lusso Maurizio Micheli). Le pazze del titolo sono sei terribili donne con cui il protagonista, il timido Andrea, deve convivere: la dispotica madre Vittoria, soprannominata “Sergente Hartman” (dall’iconico personaggio di Full Metal Jacket), la nonna Matilde, ex astrofisica e ora purtroppo in preda all’Alzheimer, la sua pigrissima badante Bogdana, e le tre sorelle Beatrice, Federica e Veronica. Beatrice, insopportabile cultrice della propria personalità, è in crisi nera dopo essere stata abbandonata sull’altare da un fidanzato che le rimprovera un solo difetto: la perfezione; Federica è una svampitissima civetta che pianta fidanzati con cadenza settimanale; Veronica è una teorica dell’emancipazione femminile che gira l’Italia tenendo conferenze sulla “forza della donna”. Ogni volta che Andrea porta a casa una ragazza, bastano pochi giorni perché questa fugga, a gambe levate, da quella gabbia di matte. Sempre di più, man mano che il tempo passa, il ragazzo – ultimogenito della casata – capisce perché anni prima suo padre se l’è svignata di nascosto e si ripromette che, se mai dovesse incontrare la donna della sua vita, le racconterà di essere orfano e figlio unico. Funzionerà?,Così così questa commedia di Fausto Brizzi, che prova a mescolare le stupidaggini dei suoi film sullo scontro tra i due sessi (Maschi contro femmine, Femmine contro maschi, Ex) con la vena più sottile, ironica e a volte tenera delle storie adolescenziali (Notte prima degli esami). Mentre lo spettatore può fare volentieri il tifo per il simpatico protagonista, amerà odiare le sei controparti femminili e divertirsi per i continui guai in cui – secondo una legge di Murphy leggermente misogina – se qualcosa può andare storto, tua madre o una delle tue sorelle riuscirà comunque a peggiorare la situazione. Il film non ha nessuna pretesa sociologica e non scocca nessuna vera frecciata consapevole contro la famiglia. Solo, piuttosto, c’è da accusare un po’ troppa fretta nello sbrigativo finale lì dove, su alcune questioni fondamentali, si poteva dire qualcosa di più interessante. Accettate però le regole del genere (tono sopra le righe, esagerazioni grottesche, inverosimiglianze), Pazze di me è una commedia meno volgare della media, con alcuni tratti di positività (anche se gli accenni alla figura del padre lasciano l’amaro in bocca), e impreziosita dalle comparsate di tanti volti noti del nostro cinema e della nostra tv (Flavio Insinna, Luca Argentero, Maurizio Micheli, Alessandro Tiberi, tutti molto efficaci) e da qualche sorpresa durante i titoli di coda. ,Raffaele Chiarulli