Alejandro sta per sposarsi. Di origine colombiana, è figlio adottivo di Ellie e Don, da anni divorziati perché Don ha tradito la moglie con Bebe, da allora sua compagna fissa. In occasione del suo matrimonio, Alejandro vuole portare per la prima volta negli Stati Uniti la madre biologica, con cui ha mantenuto un rapporto: ma la donna, fortemente cattolica, non sa e non deve sapere che i genitori adottivi di Alejandro non sono più marito e moglie.,Un cast di vecchie glorie di Hollywood e alcuni nomi molto noti presso il pubblico giovanile viene scomodato per tenere in piedi una commedia di basso livello. Ma gli attori non bastano. Alle prese con una trama inconsistente e ricca di forzature, De Niro e compagnia non possono far altro che esibirsi in interpretazioni macchiettistiche o sopra le righe. Risvolti narrativi poco credibili si accompagnano infatti a personaggi ritratti in modo troppo superficiale anche per una commedia senza pretese. L’umorismo, neanche a dirlo, è debolissimo.,Robert De Niro in versione “dongiovanni attempato e pure un po’ rimbambito”, genera imbarazzo e fastidio; lui e Katherine Heigl (vincitrice per questo film del Razzie Award come peggior attrice) sono protagonisti delle gag più patetiche. Robin Williams si ripropone con un personaggio fin troppo simile a quello del già mediocrissimo Licenza di matrimonio(2007).,Le quasi settantenni (ebbene sì) Diane Keaton e Susan Sarandon, invece, risultano tutto sommato credibili nelle parti delle donne non più giovani ma ancora appetibili, grazie a un fascino che pare intramontabile e una buona dose di autoironia. Certo, le gag a sfondo sessuale ormai sono un po’ troppo anche per loro: un limite accettabile, sul tema “sesso e mezza (o terza) età”, nell’ambito della commediola romantica contemporanea era già stato segnato da titoli come Tutto può succedere (2003) e Il matrimonio che vorrei (2012)… Perché oltrepassarlo?,Nello scontato e sdolcinato happy ending la sceneggiatura tenta anche di inventarsi una sorta di morale della storia, ma il senso sfugge. E forse è meglio così.,Maria Triberti,