André Masson (Alex Lutz) è uno specialista d’arte contemporanea che lavora per Scottie’s, importante casa d’aste. Gli viene comunicato che il famoso quadro di Egon Schiele I girasoli, scomparso dopo il 1939, si trova a Mulhouse, a casa di un giovane operaio. Nonostante l’iniziale scetticismo, quando si reca sul posto con la ex moglie Bertina (Léa Drucker), André capisce immediatamente di trovarsi di fronte all’originale e da quel momento il quadro diventa ciò che egli ha di più caro e per cui desidera il miglior destino, e prezzo, possibile.
Il quadro rubato di Pascal Bonitzer si ispira ad una storia vera: l’opera di Schiele, infatti, era stata effettivamente trafugata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e ritrovata solo negli anni Duemila da un esperto. Il film si presenta come il tentativo di far conoscere questa storia anche a chi, di primo acchito, non si direbbe interessato all’arte, a quella contemporanea in particolare. Il quadro rubato, infatti, ancor più che la storia dei Girasoli di Schiele racconta le vicende umane che il suo ritrovamento ha scatenato.
Il film segue, infatti, le circostanze interne alla casa d’aste per cui André lavora, le sue relazioni, tanto con la ex moglie quanto con la sua stagista Aurore (Louise Chevillotte) e la vita di Martin (Arcadi Radeff), il giovane operaio che fa valutare il quadro che ha in casa propria. Nonostante il protagonista sia André, questi risulta un personaggio un po’ oscuro e non sempre sono chiare le dinamiche che lo muovono; al contrario, gli sviluppi interiori di Martin, la cui vita potrebbe essere trasformata dopo il ritrovamento del quadro, sono resi in maniera chiara e tengono in vita una storia che rischierebbe, altrimenti, di non coinvolgere fino in fondo.
Il quadro rubato, tramite le vicende dei personaggi principali, invita a riflettere sul valore dell’arte, sia in senso economico che più profondo; parallelamente, il film s’interroga sul valore dell’umano, ovvero delle relazioni tanto economiche quanto personali. Emerge, così, una grande questione che riguarda entrambe le macro-tematiche: cosa significa attribuire valore? Con quale criterio bisognerebbe farlo?
La riflessione che emerge è senza dubbio di grande interesse, così come il ritratto dei personaggi che la incarnano; resta, tuttavia, l’impressione che al di fuori di Martin sia difficile avvicinare il resto delle personalità illustrate: sono davanti agli occhi dello spettatore, ma risultano in qualche modo anche distanti da lui. Nonostante ciò, vale la pena seguirli nelle loro avventure e disavventure per venire a conoscenza di una storia tanto interessante quanto seria nelle questioni che solleva.
Carla Barenghi
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