La casa dei pazzi all'inizio ricorda molto i film di Fellini: figure grottesche, siparietti di personaggi molto caratterizzati (l'ingenua, la donna navigata, la checca, lo scontroso, il timido), un manicomio che da casa di cura segnata da regole precise si trasforma in una sorta di comune anarchica, la protagonista che sembra Giulietta Masina e che sogna a occhi aperti il suo idolo Bryan Adams (che partecipa realmente al film!). All'inizio tutto questo sembra già visto, forzato, ammiccante. Ma dove il film si libera da questa sorta di manierismo è con l'irrompere della guerra. Allora tutti si svelano nella propria debolezza: i matti, nella loro commovente impotenza, e i soldati, che combattono contro un nemico che odiano con scarsi motivi (quasi ne avessero bisogno solo per sfogarsi della loro frustrazione) e si struggono per la separazione dai loro affetti. In tutti, il desiderio che tutto possa tornare a una povera normalità.