Se c’è una regola che abbiamo imparato col tempo e con tanta esperienza (tanti film visti, certo, ma anche tanti errori di prospettiva) è che non si può mai giudicare un’opera qualsiasi – si tratti di cinema, letteratura, arte o altro – dimenticandosi del contesto di riferimento. Prendere un film ‘a prescindere’ è un grave errore di prospettiva e spesso si finisce di andare fuori strada. Invece un’opera, un film, ‘‘è”un autore di riferimento, un periodo storico di riferimento, un genere di riferimento. È tutto questo anche se non si esaurisce chiaramente in uno o in tutti questi elementi. Di solito un capolavoro è nettamente più grande della somma di questi tre elementi. Di fronte a Legion non siamo di fronte né a un capolavoro né a un film che passerà alla storia del cinema. Ma nemmeno a una schifezza senza capo né coda. È un onesto B-movie, a tratti piuttosto divertente, che saccheggia da un punto di vista narrativo parecchio di Terminator e di Distretto 13 – Le brigate della morte. Un western-horror apocalittico, meno truce di altri horror contemporanei. Certo, non è un trattato teologico e leggerlo, come ha fatto Radio Vaticana, come “teologicamente distorto”, vedere nel film di Stewart “un intreccio di poltiglia metafisica” è francamente un errore grave di prospettiva. È chiaro che il film è delirante da un punto di vista teologico e basta leggere la trama per mettersi a ridere. Dio è cattivo e vuole sterminare un mondo che è più cattivo di lui. Allora prende la schiera dei suoi angeli che si impossessano dei corpi di quei poveracci degli umani che diventano degli zombie e assediano una piccola locanda del deserto dove l’Arcangelo Michele, armato di mitra, difende eroicamente una donna incinta di un bimbo, vegliato da un certo Jeep che è il padre biologico e putativo. Basta questo per non prendere sul serio, almeno da un punto di vista religioso, un film che gioca coi personaggi del Vangelo come Tarantino o Snyder, registi rispettivamente di Bastardi senza gloria e 300 giocavano con personaggi storici come Hitler e Serse. Il gioco, che specie nel cinema postmoderno, è un elemento sempre più presente, può piacere o non piacere e in questo caso può apparire di gusto dubbio. Del resto, chi non si ricorda come era conciato proprio in 300 il povero Serse? Abbigliato come un transessuale. Allora fu l’Iran di Ahmadinejad a prendersela, e non aveva proprio tutti i torti. Per non parlare della lettura fantasiosa che dà Wolfgang Petersen in Troy, il suo liberissimo e assai discutibile adattamento dell’Iliade. Eppure, come non ci si è accostati davanti al film sulle Termopili o al Bastardi di Tarantino, con il libro si storia in una mano e la matita rossa per le correzioni nell’altra, non facciamo diventare Legion qualcosa che non è: il film di Stewart ha più a che fare con il mondo del cinema horror e del fumetto che non con le Sacre Scritture. È una chiave di lettura semplice, e forse un po’ eretica, che tiene conto anche di un certo uso dell’ironia nel film – cosa che purtroppo i detrattori non hanno colto – che Stewart dissemina ovunque, sia nel tratteggio di alcune creature possedute come la vecchina innocente all’inizio del film, sia con lo stesso personaggio di Bettany, più “truzzo” che truce, che per salvare il mondo non trova nulla di meglio che svaligiare un’armeria. Del resto, senza il gusto del paradosso, come altrimenti considerare un San Michele Arcangelo armato come Schwarzenegger, che si trincia le ali per amore degli uomini e che lotta senza esclusioni di colpi con un altro Terminator, il più crudele degli angeli, San Gabriele?,Simone Fortunato