Ritrovare Noomi Rapace in un contesto completamente diverso da quello della saga di Millennium e del personaggio di Lisbeth Salander è la prima cosa che impressiona favorevolmente in Beyond, un film ricco, nella scrittura e nel coinvolgimento psicologico ed esistenziale che è in grado di procurare allo spettatore. Tratta dal libro della scrittrice svedese Susanna Alakoski, la storia si apre con la rappresentazione di una coppia felice (Leena e Johan, i genitori, sono Noomi Rapace e il suo vero marito Ola), che condivide coi figli tempo e tenerezze. Ma ben presto, una chiamata telefonica è in grado di precipitare la madre in una inspiegabile durezza, compromettere l’affetto familiare e far sentire lo spettatore un estraneo indesiderato. Leena è costretta a confrontarsi con un passato e una vita familiare lacerata dalla violenza di un padre alcolizzato, una madre impotente e impulsiva, e un fratello fragile, completamente disorientato dallo schizofrenico comportamento dei suoi genitori. Da questo momento il film inizia a innalzare rapidamente la temperatura, alternando fluidamente scene del presente e flashback claustrofobici; senza mai cadere nell’esagerato o indulgere nelle scene più dolorose, Beyond rivela con forza la durezza e la tristezza di una famiglia che si decompone lentamente. I flashback sono pieni di tensione, ogni atto del padre o della madre incrementa, di poco o tanto, la vergogna di chi assiste impotente, che non può che augurarsi che non succeda niente di irreparabile ai più piccoli e deboli. Leena ha dovuto subire la sua triste gioventù (in questo ruolo, Tehilla Blad, alter ego della Rapace anche in Millennium) senza mai ribellarsi, per cercare di proteggere il fratello più giovane e debole. Ma quel che troppo a lungo è stato sopportato e represso, alla fine non può che esondare, con la sua carica di rabbia e rancore. L'esplosione e il dolore diventano uno, lasciando anche in chi guarda con un senso di frustrante impotenza. Pernilla August ha portato in scena una vicenda intensa, narrata con delicatezza e rispetto, nella quale Naomi Rapace (che recita con un ammirevole “understatement” di stampo bergmaniano) ancora una volta si cala nel ruolo di una giovane donna sofferente chiamata a rivivere e giudicare il proprio passato, per ritrovare la pace e i rapporti con i propri familiari.,Beppe Musicco