Il cast è il meglio dello star system hollywoodiano: George Clooney, Brad Pitt, Julia Roberts, Matt Damon ai quali si aggiunge Catherine Zeta-Jones, per non parlare di comprimari di tutto rispetto come il grande Elliott Gould (riscopritelo guardando due film di Robert Altman: Il lungo addio e M*A*S*H). Nel precedente Ocean’s Eleven (remake decisamente superiore all’originale Colpo grosso, con Frank Sinatra) la banda di specialisti svuotava il caveau di un grande Casinò di Las Vegas, umiliando il viscido proprietario (Andy Garcia) e consentendo a Danny Ocean (Clooney) di riconquistare la bella moglie Tess (Roberts). Ocean’ Twelve parte da dove il primo terminava: il padrone del Casinò riesce a ritrovare, uno a uno, tutti i membri della banda e dà loro quindici giorni per rifonderlo con gli interessi, pena una brutta fine. Bisogna organizzare un colpo ancora più mirabolante, e portarlo a termine subito, per evitare guai.

Raramente un film ha messo di recente d’accordo la critica, in negativo: Ocean’s Twelve, hanno decretato tutti o quasi (con qualche bella eccezione), è una bufala, una vacanza-premio che il regista Steven Soderbergh e il compare e amico George Clooney (non a caso anche coproduttori) hanno fatto a sé e agli altri amici della banda. Che si sono divertiti un mondo a girarlo, soprattutto in Europa (Amsterdam, Roma, il lago di Como), ma tale divertimento sullo schermo rimane a loro, non passa allo spettatore. Davvero? Difficile spiegarsi tanta severità: il film, intendiamoci, non è un capolavoro e anche chi ha amato il primo episodio, Ocean’s Eleven (remake dell’omonimo film con Frank Sinatra, da noi intitolato Colpo grosso), in genere trova questo più lento e noioso. Ma Soderbergh, della “lentezza” ha fatto un marchio di fabbrica, il suo stile, e non ce ne si può lamentare senza altra spiegazione. E di stile Soderbergh conferma di possederne parecchio, anche troppo. Cioè: a volte se ne compiace troppo, ma perché lui ama il cinema-cinema, e si diverte a girare e anche quando pecca di intellettualismo (le citazioni, i dialoghi fin troppo sofisticati, i giochi “enigmistici” che rischiano di creare confusione e disorientamento in un pubblico non ferrato) si fa perdonare proprio per l’amore allo spettacolo, al godimento delle immagini e della direzione degli attori. Quasi tutti in forma, anche se scanzonati tanto da far pensare a qualcuno a una demotivazione: soprattutto Brad Pitt, in uno dei suoi ruoli migliori, e Clooney. Ma che dire di Matt Damon, mai così simpatico? E di Catherine Zeta-Jones, poco amata almeno quanto Soderbergh da parte della critica, il francese Vincent Cassel (marito di Monica Bellucci, ma molto più bravo) e tutti gli altri? Perfino Bruce Willis, nella parte di sé stesso, funziona bene; solo Julia Roberts, come nel primo episodio sembra poco in sintonia (lì era poco affascinante per fare la donna fatale, stavolta sembra addirittura imbruttita), ma quando fa l’apprendista ladra che deve fingere di essere… Julia Roberts si fa apprezzare per autoironia.

Ma ci sarebbe da parlare del congegno che regge la storia, ben orchestrata anche se a tratti troppo complessa, della simpatia che emana tutto il cast e la vicenda, della mancanza di violenza e di sesso superfluo… Insomma, non sarà un film indimenticabile – come forse sarebbe potuto essere, con tutto il talento a disposizione – ma bufala proprio no… Diciamo una pellicola godibile (il cinema è anche fascino, glamour: e le star di questo film ne hanno da vendere, degni eredi dei grandi del passato), professionale e anche divertente, a patto di accettare alcuni presupposti di partenza: lo stile del regista, la volontà di rifarsi ai classici del passato con una spruzzata di gusto moderno, il rifiuto di canoni stereotipati dei blockbuster odierni. Per dirne una: se nel primo episodio Clooney era il protagonista e tutti gli altri comprimari di lusso, qui volta a volta il baricentro si sposta pesantemente su Pitt, Damon, la Zeta-Jones e si dà largo spazio a molti altri. Una prova di “spiazzamento” cinematografico, ma anche di “generosità”: conoscete molti altri divi – in questo caso anche produttori – in grado di lasciare spazio a colleghi e amici in questo modo?

Antonio Autieri