La routine di Jack Harper, che ogni giorno si sveglia in una casa high tech in cima ad una torre altissima, sale sul suo futuristico “elicottero” e scende su una superficie terrestre in cui i resti di una civiltà devastata emergono dalla terra e dal mare come relitti di un mondo lontano, è quella di un solitario “spazzino” che non disdegna i segni di una rinascita dopo la guerra nucleare. Un po’ come il robottino Wall-E, Jack raccoglie una piantina che la sua partner Vicka getta immediatamente temendo la contaminazione. E come per Wall-E anche per Jack l’imprevisto arriva dal cielo, nella forma di una navicella in cui, criogenata per un viaggio durato 60 anni, ritrova la donna che da tempo popola i suoi sogni: sogni di una vita diversa, come quella che si ritaglia, rubando qualche ora al suo compito di “riparatore”, in un rifugio costruito in una vallata sopravvissuta alla distruzione.

Il mondo postapocalittico costruito da Kosinski (Tron Legacy) sorprende e conquista perché sfugge lo stereotipo del grigiore generalmente riservato a questo tipo di situazione. Grazie alle riprese effettuate negli spazi sterminati e mutevoli dell’Islanda, fotografati con mastria da Claudio Miranda (premio Oscar per Vita di Pi), le immagini di edifici e portaerei che emergono dalla terra e dal mare, comunicano prima di tutto la nostalgia per un mondo perduto che sembra impossibile dover abbandonare per sempre… Non manca peraltro la tensione, assicurata proprio dal senso di assoluta solitudine che impregna la giornate di Jack, accompagnato solo dalla voce di Vicka e dalle indicazioni, cordiali, ma inderogabili, del controllo missione che sta in una enorme nave fuori dall’atmosfera. Il primo vero scossone arriva però quasi a metà film, quando finalmente il senso dei ricordi frammentati di Jack, della sua inquietudine, trova conferma nella comparsa di una donna; è solo l’inizio di un percorso di scoperta in cui i colpi di scena di susseguono veloci (non vanno svelati per non togliere il gusto alla visione, ma da un certo punto l’appassionato del genere li può facilmente prevedere…), capovolgendo gli equilibri di forza e impegnando il protagonista nella più classica delle missioni per la salvezza del mondo.

Il film poggia in gran parte sulle spalle di Tom Cruise (è solo un cameo, seppur significativo, quello di Morgan Freeman) e su quelle delle sue due donne (la diafana Andrea Riseborough e l’intensa ex Bond girl Olga Kurylenko); il che rende a tratti il film una sorta di autocelebrazione del suo protagonista. Dispiace un po’ che, a fronte dell’evidente dispiego di risorse, per mantenere il gusto del colpo di scena si sia indagato poco sui risvolti umani di una situazione così estrema (al di là del versante romantico che coinvolge il protagonista), mentre l’urgenza dell’azione prevale in definitiva sull’esplorazione del paradosso che gli svelamenti innescano.

Luisa Cotta Ramosino