Eva, donna non più giovane, va in giro a Los Angeles per le case di clienti, ricchi o benestanti, a effettuare massaggi. Incontri spesso deludenti, come quel giovane insensibile che, ogni volta, non ci arriva a capire che potrebbe darle una mano a portare il pesante lettino sulla sua rampa di scale… O angoscianti, se deve raccogliere sfoghi e frustrazioni altrui. Ma con qualcuno può nascere invece una confidenza vera. Così avviene con Marianna, poetessa e coetanea anch’essa divorziata: le due donne, ormai non più giovani, condividono esperienze (disastrose) dei rispettivi fallimenti matrimoniali, del rapporto difficile con le figlie e con il tempo che passa. Nel frattempo Eva, che non crede più di trovare l’amore giusto ed è stanca anche di fare la brillante per attirare le attenzioni maschili, incontra a una festa poco esaltante un uomo in apparenza senza fascino, tanto è corpulento e goffo. Ma Albert pian piano la intriga con la sua comica dolcezza: ne nasce un corteggiamento, ricambiato, che sembra preludere a una nuova e felice relazione. Ma le cose non sono facili, per le abitudini ormai sedimentate in una vita da single. E il peggio deve ancora venire, quando Eva conoscerà meglio il passato di Albert… Ci potrà essere una possibilità per loro? ,Meglio non rivelare, come colpevolmente fanno molti recensori di fronte a questo film, il colpo di scena – per quanto non troppo imprevedibile – che scuote le certezze di Eva su Albert, da un certo momento in poi analizzato con altri occhi, meno generosi e più puntigliosi. Classico film indipendente americano – per modo di dire: è prodotto dalla divisione “classic” della major Twentieth Century Fox – sulla scia di decenni di Sundance Film Festival, la rassegna ideata da Robert Redford, specializzato nel dare spazio a commedie umane, minimaliste e profonde, ben scritte e più attente al lato umano che a quello spettacolare. Se il genere che va più forte è quello delle disavventure sentimentali dei giovani, in trent’anni ne sono circolati tanti anche di film con uomini e donne tra i 40 e i 50 anni alla ricerca di una nuova occasione amorosa (pensiamo al bellissimo Sideways di Alexander Payne, che diede a Paul Giamatti il ruolo della vita). Vero, niente di nuovo sotto il sole; né come temi, né come sviluppo di una storia che sembra di aver già visto, soprattutto se si frequentano certi festival. Ma in un film come Non dico altro ci si trova a casa, se si cerca un film che racconta le persone con i loro pregi e difetti, se si apprezza la narrazione pacata e non urlata, se si prediligono i film con attori in grado di calarsi nei personaggi così bene che poi non vedi più l’interprete che c’è dietro. E se Julia Louis-Dreyfus in Italia non è nota (mentre negli Usa è una star comica della tv grazie al programma cult “Saturday Night Live”: al cinema invece, a parte il doppiaggio di alcuni film animati, mancava dai tempi di Harry a pezzi di Woody Allen), Toni Collette e soprattutto Catherine Keener sono due attrici bravissime, di quelle che un pubblico magari distratto vede in tanti film senza saperne il nome, ma ricordandone il volto. E Tavi Gevinson è una spalla di classe. ,Ma il valore di Non dico altro è soprattutto James Gandolfini, mitico interprete del boss della saga tv I Soprano ma anche di tanto ottimo cinema degli ultimi vent’anni, spesso in ruoli da italoamericano (da ricordare L’uomo che non c’era e soprattutto Romance & Cigarettes, e i più recenti Cogan e Zero Dark Thirty), qui giunto al passo d’addio o quasi (dovrebbero uscire in Italia ancora un paio di suoi film): è morto d’infarto durante un viaggio a Roma un anno fa, a giugno 2013, lasciando un vuoto nel cinema americano. Una morte meno tragica di quella di Philip Seymour Hoffman, ma con un rimpianto analogo per quello che ha regalato al pubblico di tutto il mondo e per quanto avrebbe ancora potuto dare. Gandolfini regala al personaggio di Albert un’inedita fragilità che, con il senno di poi della sua morte, fa soffrire parecchio: “Mi hai spezzato il cuore, e sono troppo vecchio per queste cose” dice a un certo punto a Eva, e non si può non pensare al fatto che gli attori non sono eterni e che a volte il loro cuore può cedere davvero. Rivediamolo un’ultima volta, con gratitudine, in questo piccolo film. Non un capolavoro ma una decorosa pellicola ben fatta, con dialoghi brillanti ma anche acuminati (quanto si può far male agli altri con le parole…) attraversata dalla sua enorme classe.,Antonio Autieri,