Emma è una giovane domestica che presta servizio presso la famiglia del pastore protestante del villaggio svizzero dove vive. Siamo negli anni Quaranta del secolo scorso, nel pieno della Seconda Guerra mondiale. Emma è una ragazza in gamba, volenterosa e con una predisposizione per la matematica, tanto da aiutare negli studi la figlia del pastore di cui è molto amica. Durante una gita, rimane però incinta. Si ritrova sola; non sa cosa fare e a chi confidare il segreto. Per non dare scandalo, si sposa con un soldato del paese che è innamorati di lei. Ma è davvero quello che vuole per la sua vita?
La regista svizzera Marie-Elsa Sgualdo, all’esordio nel lungometraggio, con Lo sguardo di Emma realizza un coming of age che ruota tutto attorno alla bravura della protagonista Emma, cui da il volto Lina Gueneau. Il film descrive bene il clima di oppressione che si articola su due livelli. Il primo, quello generale, è dato dalla guerra, dalle notizie dell’espansione nazista che Emma sente dalla radio del pastore, dalla percezione delle persecuzioni contro gli ebrei. Il secondo riguarda in particolare Emma. Si capisce fin da subito che la dimensione in cui si trova a vivere, quella di domestica, la soffoca; Emma ha una mentre brillante, sarebbe destinata a una vita diversa ma deve lavorare e badare alle due sorelle più piccole, con un padre duro e una madre che è lontana, avendo lasciato la famiglia.
La gravidanza complica la sua situazione e anche il matrimonio di comodo non fa che peggiorare la sua condizione. Emma è una ragazza in gabbia e, una volta partorito, accetta la sfida di lasciare tutto e tutti e di provare a rifarsi una vita in città, lavorando in fabbrica insieme alla madre. Sia il titolo italiano, Lo sguardo di Emma, che quello internazionale, Silent Rebellion, sono appropriati perché rendono bene il temperamento della protagonista; il suo sguardo ne sottolinea la fierezza del carattere così come la sua ribellione silenziosa, portata avanti senza alzare mai la voce, ne sottolinea l’orgoglio e la forza.
Lo sguardo di Emma non racconta niente di nuovo e lascia troppo sullo sfondo gli altri personaggi – la madre (Sandrine Blancke) e la figura del pastore (Grégoire Colin) avrebbero meritato più approfondimento – ma è un esordio che merita attenzione e che può rappresentare un inizio promettente per la regista Marie-Elsa Sgualdo. Presentato al Festival di Locarno 2025.
stefano radice
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