Ben è un alcolizzato che passa le sue giornate tra bar e bevute solitarie. Le sere invece le rivolge alla ricerca disperata di qualche prostituta che gli dedichi almeno un po’ di attenzione. Il motivo che l’ha spinto a bere è reso fin da subito chiaro in una magnifica e sarcastica battuta che Ben rivolge ad una delle casuali accompagnatrici di una notte: «Non mi ricordo più se mia moglie mi ha lasciato perché ho cominciato a bere o se ho cominciato a bere perché mia moglie mi ha lasciato!». Ma il punto di non ritorno Ben lo supera quando perde, oltre a moglie e figlio, anche il lavoro. Licenziato con una buona liquidazione decide di prendere una decisione definitiva; fa pulizia del suo passato, bruciando le cose superflue e le più dolorose e gettando nell’immondizia tutto il resto. Ben  prende l’auto e si dirige a Las Vegas. Il piano è semplice. Nell’unica città dove i bar sono aperti 24 ore su 24 decide di sbronzarsi senza sosta bevendo fino a morire. Ma il destino per Ben riserva ancora qualche sorpresa. Qui a Las Vegas incontra quasi casualmente Sara, una prostituta che Ben invita a salire nel suo Hotel. I due passano la notte parlandosi semplicemente. Poi lei se ne va e lo lascia solo. Ma questa notte  è solo il preludio della relazione sentimentale che i due stringono. Per un regolamento di conti infatti il “protettore” che sfruttava Sara viene ucciso e lei, libera, torna a cercare Ben. I due si frequentano e si innamorano. Nasce una relazione tanto intensa quanto complicata. Insieme si sentono meno soli, uniti ognuno dal dolore dell’altro. Ma in fondo a questo amore non sembra ci sia una svolta sperata.

Un intenso film d’amore che però non risparmia allo spettatore anche i lati più forti e dolorosi di persone rappresentate dal regista come oramai finite. Le ferite dei due personaggi emergono prepotentemente come caratteristiche essenziali per lo svolgimento della storia; si amano in modo totale ma nessuno dei due si decide a cambiare la propria posizione di fronte alla vita: lei continua a prostituirsi, lui continua a bere, in un vortice di drammatica consapevolezza personale. La storia del film è resa ancora più struggente dal fatto che sia tratta dall’omonimo romanzo di John O’Brien che dichiarò Via da Las Vegas la sua “lettera di addio”; lo scrittore si suicidò nel 1994, a poche settimane dall’inizio delle riprese. Ma quello che O’Brian ci ha lasciato e che il film ripropone fedelmente è ‘un’opera decisamente sopra le righe che – come Giorni Perduti di Billy Wilder – riesce ad addentrarsi nei meandri del dolore umano e nelle sue espressioni più amare. Indimenticabile anche la colonna sonora, cui partecipò attivamente anche Sting dei Police mentre all’allora giovane Nicolas Cage questo ruolo valse l’Oscar. Un film da non perdere per chi è in cerca di forti emozioni.

Matteo Parmigiani