Fantasy frutto di una coproduzione internazionale, uscito con più di un anno di ritardo rispetto alla prima cinematografica (dicembre 2010). Costato parecchio per i budget di film non hollywoodiani (90 milioni di dollari) ha riscosso poco successo di critica e pubblico. Le perplessità ci sono tutte: una storia, tratta dal racconto Schiaccianoci e il re dei topi di Hoffman, complessa per un pubblico di più giovani; una resa cinematografica non ottimale; un 3D poco efficace. La storia: una ragazzina si ritrova tra le mani uno schiaccianoci di legno portatole in dono da uno zio. Il dono, manomesso dal fratellino di lei, si rivelerà ben presto come un principe costretto nella forma di legno da una maledizione scoccata dalle terribile regina dei topi che domina un mondo lontano e nascosto. Alla bambina toccherà sciogliere l'incantesimo. Il soggetto racchiude i topoi classici della fiaba sette-ottocentesca: la metamorfosi, l'incantesimo, il racconto metaforico, la presenza di creature magiche e ambigue. Nelle mani di Konchalowsky che usa, come è ovvio, come colonna sonora le musiche celebre del connazionale Čajkovskij, la fiaba diventa un concentrato di riferimenti per adulti: dai tanti intellettuali a cui si fa riferimento nel film (lo zio ha le fattezze di Albert Einstein, i genitori insistono molto su un certo Freud di loro conoscenza) alla rappresentazione del regno dei topi che indossano elmetti e divise naziste e bruciano in roghi pubblici i giocattoli dei bimbi, il regista russo, al suo primo film d'animazione dopo una carriera fatta di film anche molto interessanti (A 30 secondi dalla fine, Il proiezionista) prende la strada dello spettacolo per adulti. Ma fa un grave errore: se il contenuto e i riferimenti sono molto densi e ricchi di rimandi storici e cinematografici, la resa cinematografica è semplicissima, con cadute non rarissime nel kitsch. I film e le storie a cui guarda il regista di Tango & Cash sono splendidi e bellissimi: Pinocchio in primis, ma anche Alice nel paese delle meraviglie, certo cinema dark di Burton, l'animazione avventurosa de La storia infinita ma a Lo schiaccianoci mancano quegli elementi che hanno fatto grandi e memorabili quelle storie. L'ironia che, complice anche una scrittura così così, non è presente nemmeno nel personaggio del villain interpretato da John Turturro insopportabilmente sopra le righe truccato come una pop star; la leggerezza e la simpatia che non comunicano affatto i giovani e freddi interpreti, un'assenza di trovate visivamente interessanti che per un film che combina animazione e riprese dal vero, pesa come un macigno. E i numeri musicali, doppiati maldestramente nell'edizione italiana, fanno il resto. Troppo ricco e con non poche sequenze horror per i più piccoli, elementare nella resa visiva e con troppi momenti morti ed effetti speciali deludenti per un pubblico di adulti o di adolescenti. Rimane il tentativo di fare cinema d'animazione diverso dagli standard tecnicamente altissimi dell'animazione americana, un mix di tematiche e suggestioni storico – culturali, ma è un tentativo che fallisce sul fronte del mero intrattenimento per piccoli e grandi e lascia molti dubbi tecnici, artistici e anche produttivi. ,Simone Fortunato