Melodramma elegante e algido, diretto da Lone Scherfig, regista danese di una bella commedia stralunata di qualche anno fa, Italiano per principianti. Al centro della vicenda di An Education c’è una ragazza, interpretata da Carey Mulligan (bravissima), ben educata figlia di una famiglia borghese, prima della classe, senza troppi grilli per la testa, con un solo grande sogno: quello di andare a Oxford. Ma anche del rapporto strano, ambiguo con un uomo più grande di lei, ricchissimo, dai modi cortesi e dalla parlatina sciolta, galante, cultore delle belle arti e della bella vita, David, interpretato da un impeccabile Peter Sarsgaard. Il rapporto, dalle prime simpatie, sfocerà in una passione che diventerà anche trasgressione contro il quieto vivere indifferente della classe borghese londinese dei primi anni ’60.

Scherfig trae dal romanzo omonimo di Nick Hornby un film pulito e corretto, apparentemente non molto originale nello svolgimento ma anche molto curato nei dettagli, dalla ricostruzione d’epoca molto attenta alla gestione di un cast perfetto su cui spicca il versatile Alfred Molina qui nei panni del padre incerto della protagonista. È solo apparentemente il racconto dell’ennesima storia d’amore finita male, con i sogni che finiscono nel cassetto a prendere la polvere, è in realtà un atto d’accusa feroce contro una società borghese che, prima del ’68, affidava l’educazione a strutture rigide come la scuola e i college incapaci di rispondere alle domande di libertà dei ragazzi. Né la famiglia né la scuola, almeno nella prima parte del racconto, riescono a reagire di fronte a quel respiro di novità portato da quell’uomo tanto lontano, eppure tanto affascinante, in grado di far sognare la bella Jenny a occhi aperti. Solo in un secondo momento, a crisi consumata, una docente e il padre di Jenny cominceranno ad aprire gli occhi nella speranza di trovare un rimedio.

Film ultimamente positivo – alla fine ciò che conta non è che tutto è bene ciò che finisce bene, ma che dei rapporti veri e adulti possano finalmente venirsi a creare – che pone una serie di problemi educativi non da poco: Jenny non ha torto quando, grazie al rapporto con David e i suoi amici, afferma che la realtà è più grande del latino che studia o del violoncello che impara a suonare; ma sbaglia perché si fida della persona sbagliata, soprattutto senza chiedere o domandare aiuto o consiglio. Quando sceglierà altri rapporti, più maturi e veri, tutto cambierà.

Simone Fortunato