È dura avere successo da giovanissimi, quando sei uno sconosciuto senza alcuna aspettativa su di te. Perché poi invece le pressioni arrivano da tutte le parti e confermarsi diventa spesso un’impresa disperata. Succede nello sport, nella politica, nel cinema. E anche nella letteratura: è quanto succede a Calvin, giovane scrittore ma già “invecchiato” dalla tensione di non ripetere più il suo unico, precocissimo successo di dieci anni addietro quando aveva appena 19 anni. La sua non è smania di successo, che non sembra interessargli ma anzi spaventarlo, bensì il terrore per un’urgenza creativa che non trova sbocchi pur avendo tanto, lui, da dire… Agenti ed editori reclamano un nuovo romanzo, i fans lo idolatrano. Ma lui ha idee molto confuse e non sforna una storia decente; e la sua famiglia non è un aiuto. Così si sfoga con lo psicanalista: da un suo “esercizio” nasce il test di inventare una ragazza ideale su cui costruire un abbozzo di storia – perché sono gli affari di cuore il suo punto debole. Ma poi Ruby, gentile e carina, appare davvero nel salotto di casa. E, innamorata e premurosa come nelle sue descrizioni, non se ne vuole andare…

È un personaggio curioso e interessante, sia pure a rischio di cliché questo giovane scrittore considerato da tutti un genio ma che detesta essere chiamato in questo modo: il bravo Paul Dano, che si rivelò proprio nel precedente film della coppia di coniugi Jonathan Dayton-Valerie Faris (Little miss Sunshine), gli regala un carattere credibile, scostante e sensibile, originale fino a essere d’altri tempi e ad avere un pessimo rapporto con la realtà (nemmeno trentenne, e usa la macchina da scrivere?). Il soggetto del film è in sé intrigante e rischiosissimo, perché mette a dura prova la nostra sospensione dell’incredulità: ma la sceneggiatura firmata da Zoe Kazan, giovane attrice che interpreta proprio la misteriosa Ruby Sparks (nonché nipote del celebre regista Elia Kazan e fidanzata dello stesso Paul Dano), riesce a non far deragliare il filo della storia. Ci sono momenti buffi e teneri, nel loro innamoramento, e molte situazioni divertenti (la madre, Annette Bening, innamorata di un fascinoso e più giovane Antonio Banderas), battute folgoranti (“Non dirlo alla mamma” dice Calvin al fratello; e lui, “perché? Adora le cazzate new age…”). E non manca una certa tensione quando le cose iniziano a diventare difficili da gestire per Calvin; ed è interessante il bivio davanti cui si trova, se approfittare del potere che ha sulla sua creatura e “scrivere” nuovi dettagli su di lei che possano poi tornargli utili. Il tema del film, insomma, è il dilemma tra tentazione del possesso sull’altro e rispetto della sua libertà, tra il preferire immagini della persona amata (anche la precedente relazione, si intuisce, si incagliò su questo scoglio) e accettare la sua natura “così come è”.

Su questa falsariga era però molto più emozionante, pochi anni fa, Vero come la finzione di Marc Forster, che riusciva a trarre da uno spunto assurdo una storia commovente e piena di verità. Il rischio, a tratti, è di finire su un binario morto, da film “alla Philip Kaufman” (sceneggiatore e regista tanto acuto quanto a volte criptico), cerebrale e poco riuscito. Rischio per fortuna sventato, grazie a un buon tasso di simpatia. E a un finale prevedibile e non inedito, ma azzeccato e bello. Che apre una nuova possibilità per i suoi protagonisti (in genere, sono i finali migliori). In definitiva poteva essere un gran film, rimane un buona pellicola un po’ che si salva dalla programmaticità “a tavolino” grazie a buone idee e soprattutto alla verve degli attori.

Antonio Autieri