Torino, così simile a tutte le grandi città del nord Italia (veloci, distratte, multirazziali), ancora luogo scelto per ambientare l’ultimo film di Marco Ponti, il regista al suo seocndo film in cerca di conferma, dopo il debutto con uno dei piccoli grandi casi di un paio di stagioni cinematografiche fa, Santa Maradona. Di quest’ultimo lavoro ritroviamo qui alcuni volti: Libero De Rienzo nei panni del protagonista e Mandala Tayde, fugace barista spagnola. Il protagonista Dante (De Rienzo), pony express e Babbo Natale da grande magazzino, fugge in Spagna dai suoi temibili/risibili creditori, ma qualcosa va storto e quando torna a casa prima del previsto vi trova Nina (Incontrada), hostess spagnola “incastrata” a terra da un attualissimo mega-sciopero generale all’italiana e fatta accomodare lì dal facchino Tolstoj (l’ex-Sandokan televisivo, Kabir Bedi), amico e abitante dello stesso palazzo di Dante; i due, rapidissimamente conosciutisi/amatisi, e altri amici del ragazzo mettono a punto un colpo per recuperare i soldi necessari a salvare la vita del protagonista.

Diverte senza far sbellicare, intriga senza veramente appassionare, intrattiene ma non soddisfa. Questo film sa di promessa non del tutto mantenuta. Partiamo dai “pro”. La storia è semplice e si arricchisce solo di qualche necessaria e dosata involuzione su se stessa senza esagerazioni, e questo ultimamente è un pregio visto e considerato che così il regista non accampa scorciatoie per dimostrare la sua bravura, non confonde con complicatissime trame arzigogolate né annoia, mentre lo spettatore può godersi lo spettacolo sorridendo un po’. Il volto “giusto” del protagonista, naturalmente spiritoso, indolente protagonista della sua stessa vita. Un po’ di spagnolo, quello parlato dalla protagonista (Vanessa Incontrada, già nei panni di attrice ne Il cuore altrove di Pupi Avati) che non fa mai male, simpatico e che dà al film un colore in più. I comprimari, tra cui spiccano Kabir Bedi, elegantissimo facchino d’hotel, amico del protagonista; gli amici del quartiere; il taxista “un po’ strano”; l’anziano portinaio che millanta poteri ipnotici; la ridicola banda cui Dante deve dei misteriosi soldi; una ricca coppia coinvolta nel piano per recuperare i soldi (lui è la “spalla” di Abatantuono, Ugo Conti); non ultimo Remo Girone-padre carcerato del protagonista che si rende utile come può per risolvere i guai del figlio.

Ma evidentemente i “contro” stanno nell’ossatura dell’intero film, nella sua struttura portante che, per quanto ben rivestita dai sopraccitati “pro”, nella forma di un appeal invitante e migliore di tanto recente cinema italiano, cigola da più parti e ci dà la sospesa sensazione finale di film “carino” ma non eccezionale.  Contrapponendosi all’ambientazione metropolitana, comica a suo modo, ma che parla pur sempre di piccole grandi difficoltà quotidiane, certi buchi di sceneggiatura ci tolgono infatti ogni illusione di realismo e ci rimettono a un’atmosfera fiabesca (il cui contemporaneo, schietto, sincero disincanto è però quantomeno coraggioso). Ambigua l’origine del debito del protagonista con la banda di quartiere. Fino alla fine del primo tempo i due protagonisti non si incontrano facendo crescere l’attesa per lo sbocciare della loro love-story, che però è poi sbrigativamente soppiantata dalla preparazione della rapina. E non è approfondita la fallimentare storia di Dante con la ex fiamma, né la sua posizione di fronte al genere femminile in generale.

Insomma, più un riuscito esercizio di stile, che un buttarsi a capofitto in un progetto. Complimenti però a tutti i simpatici attori, al comico intrattenimento offerto (non è da tutti) e, non ultima, alla bella fotografia. Ma attendiamo fiduciosi di essere più conquistati dalla prossima opera del comunque promettente Ponti.

Eva Anelli