L’illusione perfetta – Now You See Me, Now You Don’t di Ruben Fleischer,  oggettivamente non è il miglior capitolo della trilogia iniziata con l’originale di Louis Leterrier del 2013 e proseguita nove anni fa con un sequel diretto da Jon M. Chu.

La narrazione inizia in modo confuso e diventa sempre più incoerente fino a condurre a un momento in cui la magia sfida ogni logica, e il protagonista (già candidato all’Oscar, non dimentichiamolo) offre una performance a volte catastrofica; eppure, riesce anche ad essere un film stranamente accattivante. L’illusione perfetta – Now You See Me: Now You Don’t sembra sfuggire a ogni incasellamento. Al quartetto di maghi/ladri noto come “I Quattro Cavalieri”, composto da J. Daniel Atlas (Jesse Eisenberg), Merritt McKinney (Woody Harrelson), Jack Wilder (Dave Franco) e Henley Reeves (Isla Fisher), si uniscono maghi più giovani per sconfiggere una malefica donna, sorta di versione femminile di Elon Musk.

Il fulcro del film è che Daniel chiede aiuto ai promettenti maghi Bosco Leroy (Dominic Sessa), June (Ariana Greenblatt) e Charlie (Justice Smith) per smantellare l’impero della bellissima, potentissima e cattivissima Veronika Vandenberg (Rosamund Pike). La trama è troppo complicata per poterla descrivere in toto, basti dire che Veronika è una sorta di Goldfinger che possiede uno dei diamanti più preziosi al mondo, e la missione dei Cavalieri è rubare il diamante per restituirlo “al popolo” (sic). Sembra abbastanza semplice, ma diventa più complicato man mano che la storia procede da una scena all’altra. Alcune di queste sono appassionanti, come una lunga sequenza nel castello di Thaddeus Bradley (Morgan Freeman), dove Fleischer e il direttore della fotografia George Richmond giocano con lo spazio attraverso una stanza capovolta, una sala degli specchi, una sala del pianoforte con prospettive uniche e una tromba delle scale che ricorda le opere di M.C. Escher. Un’altra, ambientata all’interno di una stazione di polizia, piacerà agli appassionati di scene d’azione intricate e difficilissime da montare. Purtroppo, queste sono tra le poche degne di nota, all’interno di un film che si prende fin troppo sul serio in sezioni in cui i suoi personaggi dovrebbero lasciarsi andare, e diventa ridicolo in punti in cui non dovrebbe; come il tentativo di collegare la misteriosa organizzazione legata alla magia nota come “L’Occhio” alla sconfitta dei nazisti nella Seconda Guerra Mondiale o le disastrose scene con la Pike.

La maggior parte dei personaggi “tradizionali” viene messa da parte, mentre una significativa preferenza viene data ai nuovi protagonisti che essenzialmente guidano la missione. Sessa e la Greenblatt insieme funzionano e possiedono una certa alchimia, soprattutto nelle sequenze che richiedono loro di esprimere una comicità fisica. Sessa è decisamente a suo agio (il suo talento già si vedeva in The Holdovers). Qualche asso nella manica (come ogni buon numero di magia) per soddisfare i fan più accaniti del franchise, il film ce l’ha comunque: nascondendo ad esempio alcuni personaggi che hanno ruoli significativi nel film, che sicuramente affascineranno gli spettatori che hanno apprezzato i primi due.  Tuttavia la sintonia tra Eisenberg, Franco, Harrelson e Fisher non è al meglio come nei primi due capitoli del franchise. Persino Freeman sembra non aver niente da fare in quello che sembra il suo ultimo ruolo nei panni del personaggio. I protagonisti sembrano seguire la routine invece di voler davvero realizzare un terzo capitolo, e la promessa di un quarto capitolo (annunciato alla fine di questo) sembra più un dovere che un desiderio di espandere la serie. Che il vero gioco di prestigio sia proprio lasciarci in questa attesa?

Beppe Musicco

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