Nella Francia di oggi, i discendenti di Adèle – una donna di fine ‘800 che dalla Normandia si era trasferita a Parigi sulle tracce della madre che l’aveva abbandonata – vengono convocati per ricevere l’autorizzazione a vendere la vecchia casa di campagna della donna. Sono una trentina e quattro di loro – Céline, Abdel, Seb e Guy – vengono incaricati di fare da portavoce e rappresentanti del gruppo. Mentre vanno alla scoperta di questa vecchia casa, di cui molti ignoravano l’esistenza, iniziano a “conoscere” Adèle attraverso foto e lettere e a ricostruire la sua vita a Parigi, insieme agli amici Lucien e Anatole…
I colori del tempo è il nuovo film di Cédric Klapish, navigato regista francese che, con film quali L’appartamento spagnolo, ha sempre cercato il dialogo con il pubblico con film di qualità e sensibilità. Dalla trama si comprende come il racconto scorra su due binari temporali paralleli, la contemporaneità e la Parigi della Belle Époque. A nostro avviso, l’abilità del regista è proprio quella di aver realizzato un film equilibrato in cui sia gli avvenimenti che coinvolgono Céline (una manager in carriera), Abdel (un professore vicino alla pensione), Seb (un giovane aspirante regista) e Guy (un apicoltore), sia quelli che riguardano Adèle, sono convincenti e coinvolgenti. Come si può immaginare, i quattro discendenti – che prima non si conoscevano – lentamente entrano in confidenza e instaurano un legame vero, malgrado i destini, le vite e le età diverse. Il viaggio alla scoperta della loro lontana parente, è soprattutto un viaggio nelle loro vite e nei loro sentimenti che servirà a fare di loro una vera famiglia. In particolare Klapish si sofferma su Seb, sui suoi desideri, sentimenti e sul bel rapporto con il nonno che lo ha cresciuto.
Altrettanto interessante, anzi forse di più, il percorso che compie Adèle nella Ville Lumière di fine 800. Dalla campagna della Normandia un po’ arretrata alla città in cui stavano per accadere eventi molto significativi quali l’arrivo dell’elettricità, la nascita dell’impressionismo, il fermento della Belle Époque, l’evoluzione della fotografia e la nascita del cinematografo. Adèle è immersa in questo tourbillon di eventi che la travolgono e che fanno passare quasi in secondo piano il motivo personale che la porta a Parigi, ovvero la ricerca della madre che l’aveva abbandonata in tenera età. Anche per lei l’arrivo in città fa parte di un percorso di formazione che la porterà a imparare a leggere e scrivere e a rimanere così in contatto con l’innamorato Gaspard. L’amicizia con Anatole e Lucine la porterà a vivere anche momenti da bohemienne che mai si sarebbe immaginata.
Il passaggio costante tra presente e passato funziona e, al netto di qualche lunghezza di troppo, I colori del tempo coinvolge lo spettatore in una storia che lascia sicuramente di buon umore e scalda gli animi con il suo tono quasi favolistico. Convincente la prova del cast, a iniziare dalla protagonista e figlia d’arte Suzanne Lindon (Adèle), per continuare con Abraham Wlaper (Seb), Vincent Macaigne (Guy), Julia Piaton (Cèline) e Zinedine Soualem (Abdel). Una annotazione finale: I colori del tempo è un bel titolo, ma più efficace ed evocativo è l’originale francese La venue de l’avenir (L’avvento del futuro). Presentato al Festival di Cannes 2025. (credit foto Studiocanal)
Stefano Radice
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