Marco, avvocato, che dopo la morte in carcere del padre, ha rinunciato al tribunale per le assicurazioni; il violento fratello di lui Lorenzo, che spadroneggia sugli immigrati; Giulia, fotografa fidanzata di Marco che invece ha stretto amicizia con gli stranieri, tra cui Nourit, rifugiata dall’Iran; Maria Cristina, domestica bistrattata della signora Fabiani. E molti altri… La morte di Lorenzo all’interno dell’ascensore de palazzo, forse non accidentale, mette in moto una serie di inaspettati eventi.,Il meccanismo del giallo più classico (un whodonit alla Agatha Christie piegato alle esigenze del circo multietnico messo in scena dagli autori) per raccontare gli equilibri instabili della convivenza in un contesto, quello del condominio, che ben si presta a fornire i confini di un microcosmo figura di un’intera società (o civiltà, come si dice nell’ambizioso titolo che è forse la cosa migliore del film…). ,L’esordio alla regia di Isotta Tosi, tratto a sua volta da un romanzo, mette in fila una serie di personaggi dalla scarsa profondità, più schiavi della funzione (o peggio ancora dello stereotipo) che devono rappresentare piuttosto che liberi di raccontare le sfide di un mondo che propone accostamenti etnico-sociali inediti.,Guida il manipolo di extracomunitari come al solito buonissimi (uno sguardo indulgente va anche al fruttivendolo arabo che nasconde una moglie in patria e illude una povera ecuadoregna in Italia) la solita Serra Yilmaz, attrice feticcio di Ozpetek, qui impegnata a lasciar cadere sentenze sugli egoismi dell’italica burocrazia e non solo…,E con lei domestiche vessate da anziane lunatiche, algerini in incognito (ma per chi? Qualunque spettatore ha sgamato la verità ben prima dei protagonisti), cinesi acrobati e sorridente, e via di seguito, con gli italiani, al solito, a fare la parte degli egoisti o dei distratti. ,Del resto tra il giovane razzista che parla per versi di canzoni e la fotografa Giulia che pontifica sull’accidia del suo fidanzato c’è poco da stare allegri e in questo carrozzone con poco orgoglio e molti pregiudizi a dominare è il respiro di una certa ideologia, che ama creare nuovi martiri, ma non sa andare al cuore delle umanità che mette in scena se non per estremi.,Alla lunga ci si annoia (ché il giallo è poca cosa e lo sanno pure gli autori) e l’astrazione che permea i dialoghi ammazza qualunque possibilità di coinvolgimento.,Luisa Cotta Ramosino