Diabolik – Ginko all’attacco! vede il Re del Terrore ideare un piano insieme a Eva Kant. I due criminali, però, sono braccati dall’ispettore Ginko e sono costretti a scappare lasciando tutta la refurtiva. Diabolik nella fuga abbandona Eva che decide di vendicarsi, tradendolo. L’ispettore è perplesso da questa proposta; inoltre deve proteggere anche l’amata duchessa Altea che è in possesso di una preziosissima collana. Ce la farà?

Secondo capitolo dei Manetti Bros. dedicato alla figura di Diabolik, iconico personaggio dei fumetti creato nel 1962 da Angela e Luciana Giussani. Ginko all’attacco! si ispira all’episodio n.16 della collana di fumetti: se nel primo film del 2021 i due registi si erano preoccupati di presentare i personaggi, in particolare la figura di Diabolik e di Eva Kant, in questo secondo episodio è l’ispettore Ginko, impersonato da Valerio Mastandrea, a prendere il centro della scena. Lo sfondo della storia è sempre l’immaginaria città di Clerville (si riconoscono le vie di Milano) nella quale si svolge la parte principale della storia. Antonio e Marco Manetti sono abilissimi nel ricostruire ambientazioni, epoche storiche (siamo tra gli anni 60 e 70), costumi, musiche; il quadro e la cornice del film sono perfetti. C’è un bel lavoro filologico sul fumetto. Come già per il primo episodio, però, ci troviamo di fronte a un racconto volutamente molto algido; gli attori recitano senza far trasparire emozioni, cercando di restituire anche allo spettatore cinematografico l’impressione di trovarsi di fronte a una graphic novel. Rispetto al film di esordio cambia il protagonista principale; non è più Luca Marinelli a dare il volto al Re del Terrore (decisamente poco a suo agio nei panni di Diabolik) ma Giacomo Gianniotti, diventato famoso per la serie Grace’s Anathomy dotato di uno sguardo gelido che ben si addice al personaggio. Miriam Leone continua a impersonare con fascino la dark lady Eva Kant ma nel primo film il suo ruolo era stato più centrale nella storia ed efficace. E’ Ginko/Mastandrea il vero protagonista, diviso tra l’ossessione di catturare Diabolik e l’amore per Altea (una Monica Bellucci che punta sul suo indubbio fascino ma che risulta poco efficace parlando anche con uno straniante accento dell’Europa dell’Est); con il passare dei minuti il suo personaggio riesce a conquistare lo spettatore. Avrebbe meritato maggiore spazio, a nostro avviso, il personaggio della timida ma coraggiosa poliziotta Elena cui dà il volto Linda Caridi. I colpi di scena di questa crime story sono piuttosto prevedibili per un film che è sicuramente di alto valore produttivo e molto ben confezionato. Chi dal cinema ricerca questi aspetti, potrà sicuramente trovare di alto livello il lavoro dei Manetti; ma chi oltre alla cornice vuole anche provare emozioni e coinvolgimento, rimarrà sicuramente deluso. Ci sarà comunque il terzo capitolo che completerà la trilogia sulla quale sarà possibile esprimere un giudizio definitivo.

Stefano Radice

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