Remake del film di Claude Chabrol “Stéphane, una moglie infedele”, Unfaithful – L'amore infedele è il solito film di Adrian Lyne, regista portato agli scandali e ai film-dossier da dibattito televisivo, da salotto, da ufficio all'ora di pranzo. Con ingrediente base il sesso, l'erotismo flou simil pubblicitario finto trasgressivo, spesso moralista. Vi ricordate Flashdance, Nove settimane e mezzo, Attrazione fatale, il terribile remake di Lolita (con Jeremy Irons), e soprattutto Proposta indecente, il più “dibattuto” nel lontano 1993 (il quesito era: accettare di prestare la moglie in cambio di un milione di dollari e poi soffrire per le corna in eterno)?,Diciamo subito, controcorrente rispetto alla critica, che stavolta il film – un po' giallo, un po' melodramma, un po' triangolo sentimentale – è meno peggio degli altri. Irrita quanto il resto della sua produzione (Flashdance, furbissimo, è il meno dannoso) per lo stile da spot patinato, ma al pubblico sembra piacere e c'è da rispettarlo (ma non assecondarlo: quei toni chiaroscuro per fingere un dilemma morale se tradire o no il marito…). .Irrita tantissimo il francesino adultero finto-colto. Ma Diane Lane è bravissima, in una parte non esaltante e rende credibile il suo pianto misto a gioia dopo il primo tradimento (si parla di nomination all'Oscar). E Richard Gere, quando fa il marito sofferente, lo fa discretamente. Insomma, va bene per un sabato sera o un videonoleggio a casa: da vedere criticamente (ripetiamo, Lyne è il regista del luogo comune: la banalità è la volgarità), ma insomma c'è di peggio. E il finale aperto, dopo l'ammissione che la tragedia cambia comunque il corso delle vita di coppia – non è male.