“Leoni per agnelli” (presentato anche alla Festa del Cinema di Roma 2007) si dipana attraverso tre storie differenti, legate insieme da un flashback: a Washington, un senatore del partito Repubblicano con mire presidenziali (Tom Cruise) concede un’intervista a una giornalista politica dalla lunga esperienza (Meryl Streep) e molto disincantata sulle scelte di politica estera dell’amministrazione. A Los Angeles, un docente universitario di scienze politiche (Robert Redford) invita nel suo studio uno studente brillante ma dal comportamento discontinuo, per parlare con lui delle sue prospettive future. In Afghanistan, due soldati, ex studenti dello stesso docente, sono coinvolti in uno scontro a fuoco su un picco innevato (Derek Luke e Michael Peña); fanno parte di un’azione che nello stesso momento il senatore sta presentando alla giornalista come risolutiva nella lotta per il controllo del paese. Intanto lo studente conduce una lunga discussione col suo docente, che lo invita a impegnarsi e a fare qualcosa per partecipare alla vita sociale e al cambiamento del paese in cui vive, citando come esempio i due suoi ex studenti, arruolatisi nell’esercito e partiti per l’ Afghanistan.,In un periodo nel quale si fanno sempre più numerosi i titoli che parlano della presenza americana in Iraq e in Afghanistan, Robert Redford dirige e interpreta questo film, che vorrebbe essere espressione del suo pensiero e della visione negativa e tragica della strategia militare e politica del suo paese. Per farlo, Redford sceglie di girare un film usando uno stile mutuato dagli anni ’70, come se non fosse passato del tempo da quando interpretava “I tre giorni del Condor” o “Tutti gli uomini del Presidente”. Le intenzioni di Redford sono nobili e in linea col personaggio: combattere il cinismo e l’indifferenza, che fanno in modo che a coinvolgersi e a pagare per questa guerra siano soprattutto i più poveri, mentre i giovani benestanti possono rimanere tranquillamente indifferenti. Il risultato è però un film didascalico e talmente verboso che si sarebbe potuto farne con maggior efficacia uno sceneggiato radiofonico. Così, anche nonostante attori che sono veri e propri giganti di Hollywood, quello cui assistiamo è una rappresentazione modesta, che solo a tratti riesce a coinvolgere lo spettatore.,Beppe Musicco