Un’innocua filastrocca, di quelle che i bambini usano per fare la conta e che inizia coi mestieri: stagnino, sarto, soldato, marinaio (che verrà sostituito con spia), diventa il titolo di uno dei migliori romanzi di spionaggio della letteratura mondiale. Tinker, Tailor, Soldier, Spy è il capolavoro di John LeCarré, scrittore inglese ed ex membro dell’MI6, il servizio segreto di Sua Maestà. Dimenticatevi però James Bond e similari: nel libro l’autore riversa, trasfigurandola, la vera vicenda di tre delle migliori menti dell’intelligence britannica, che vennero scoperte solo dopo molti anni di doppio gioco con l’Unione Sovietica; uno smacco che per molto tempo determinò le vicende della guerra fredda.

Già portato in televisione con un leggendario sceneggiato della BBC (il protagonista era il grande Alec Guinness), La talpa è ora un film nel quale brillano tutti gli attori che interpretano i cinque migliori agenti dello spionaggio inglese nei paesi d’oltrecortina nei primi anni 70 (ma tutto il cast è strepitoso). Il responsabile dell’ufficio (il cui soprannome è Controllo) avvisa George Smiley, l’unico di cui si fidi ciecamente, dell’esistenza di una talpa: uno degli altri quattro si è venduto ai russi. In un’atmosfera dimessa che riporta, per chi se la ricorda, ai più brutti stilemi di quegli anni e in una Londra grigia e sporca, lavora nascostamente Smiley. Pensionato forzatamente dopo la scomparsa di Controllo, deve usare il suo intuito e le la profonda conoscenza dell’animo umano dei suoi colleghi per agire più rapidamente possibile, prima che la spia riveli l’identità di altri agenti ai russi, come già è successo a Jim Prideaux (Mark Strong), ferito e arrestato in Ungheria. Gary Oldman è George Smiley, che dietro a spessi occhiali dalla grossa montatura parla poco e guarda molto, impegnato a dedurre ed escludere per incastrare il colpevole. Attorno a lui, a sembrare più impiegati litigiosi e paranoici che agenti segreti, gli altri protagonisti, sui quali volti la camera indugia spietatamente, quasi a sfidare lo spettatore a indovinare quale patologia psichica corrisponda a ciascuno.

Forzatamente compresso nei tempi, sia rispetto al libro che allo sceneggiato, il film a volte richiede uno sforzo di attenzione, per non perdere il filo degli avvenimenti e dei flashback che si susseguono rapidamente. Ma la presa sullo spettatore è totale fin dai primi momenti, permettendo anche di capire come lo spionaggio sia molto meno romantico e avventuroso di quel che era stato dipinto finora.

Beppe Musicco