Era stato il bellissimo Le vite degli altri a riportare sul grande schermo il clima di sospetto e diffidenza che regnava nella Germania Est della Stasi e della dittatura, un mondo nel quale le coscienze soffocate potevano riprendere vita grazie al potere salvifico dell'arte e dell'amore. In questo dramma vincitore dell'Orso d'Argento per la miglior regia al Festival di Berlino 2012, il punto di vista è differente, ma ugualmente interessante. Al centro della vicenda, infatti, una donna, un medico (interpretata da Nina Hoss: da noi poco nota, ma in Germania una vera e propria diva) che di quel mondo e della gente che lo popola non ne può più. Punita con l'isolamento in un ospedale di provincia per un'infrazione commessa sul lavoro, Barbara sta organizzando la fuga all'Ovest con il compagno. Un'impresa difficile, ma non impossibile, anche se le battute di “caccia” a una giovane donna in fuga a cui la protagonista assiste ci dicono che il pericolo è reale…,Quello che vediamo, però, è che il cuore di Barbara, la sua attenzione e la sua dedizione, sono già molto lontane, oltre il confine e i controlli umilianti della polizia locale (con tanto di perquisizioni corporali e intercettazioni); e questo la rende inizialmente incapace di appassionarsi ai bisogni dei suoi pazienti come invece fa il suo superiore, Andrè, un uomo il cui interesse inizialmente fa sospettare a Barbara che sia stato incaricato di sorvegliarla… Quell'incontro, a cui lei reagisce d'istinto respingendo ogni forma di solidarietà (il sospetto che regna tra le persone rende addirittura incomprensibile una semplice offerta di amicizia), finisce per riaccendere in Barbara la passione per il suo lavoro, per le cose e le persone, una passione che nemmeno il regime più occhiuto può evidentemente soffocare.,La scelta di Barbara è un dramma “in costume” (come sembrano lontani quegli anni 80 ricostruiti senza fronzoli in modo da renderne bene tutto il grigiore…), che riesce in alcune parti a mantenere la tensione di una spy story tra scambi di messaggi e progetti di fuga, incontri clandestini e improvvise perquisizioni, ma ha il suo cuore narrativo nel personaggio principale, Barbara, che la Hoss recita in sottrazione, celandone le emozioni, a rischio di apparire, per i gusti italiani, quasi inespressiva.,È così che lo spettatore deve, come il povero André, cercare di decifrare i mutamenti degli umori, dei sentimenti e dei giudizi da segni minimi e a volte contraddittori. E se forse quella di Barbara non è una vicenda di grandi eroismi, il film trova una sua identità nel raccontare la difficile decisione di impegnarsi con la realtà, anche quando essa appare ostile e insensata al punto che la fuga sembra essere davvero l'ultima possibilità…,Luisa Cotta Ramosino