Dramma esistenziale con punte di grottesco: si potrebbe definire così, con qualche fatica, l’ultimo film del buon Pellington, un paio di thriller riusciti alle spalle (Arlington Road, The Mothman Prophecies). E’ una storia bizzarra, quella di Henry Poole (Luke Wilson): malato, convinto di essere prossimo alla morte, prende casa in quella che un tempo, tanto tempo prima, era stata la casa dei suoi genitori e, quando ormai è pronto a prepararsi all’ineluttabile, un incontro fa capolino. È la vicina di casa, Esperanza (Adriana Barraza), cattolica fervente, vedova, la prima a intravvedere nella facciata dell’abitazione di Henry i contorni di quello che sembrerebbe il volto di Cristo. Un miracolo, oppure semplice muffa sul muro? Henry, agnostico convinto che solo la scienza possa spiegare le domande della vita, dapprima prende la vicina per pazza, poi pian piano, grazie alla tenacia di Esperanza e a una serie di provvidenziali incontri, comincerà pure lui a dubitare della consistenza di quel volto. Favola simbolica sul miracolo, certamente, ma soprattutto sui rapporti umani sempre più rarefatte nel cinema e nella vita di oggi: Pellington non ha né l’interesse né le capacità di girare un film dai forti connotati teologici o filosofici, l’obiettivo è semmai quello di scavare nel cuore del protagonista, reso fragile dalla malattia, e di toccare bisogni e sottolineare assenze. Che per inciso, a partire proprio dai genitori e dall’infanzia felice, sono tante e brucianti. Così Henry è un personaggio sincero, la cui verità va ben oltre le due dimensioni dello schermo cinematografico: distrutto letteralmente da un evento che l’ha costretto a tagliare i ponti col resto del mondo, divorato dai dubbi che sono l’anticamera della disperazione più cupa, eppure toccato da una serie di incontri inaspettati e generati proprio da quella strana sagoma sul muro. Incontri veri, disinteressati e tenaci, sostenuti da una speranza lucidamente irragionevole che fanno breccia nel cuore di un uomo che pareva rassegnato alla solitudine e alla nostalgia per i bei tempi passati. Non privo di un sentimentalismo che purtroppo emerge nel rapporto tra il protagonista e un’altra vicina di casa, interpretata da Radha Mitchell, Henry Poole ha due grandi pregi: quello di raccontare la possibilità di un miracolo, qui e ora, e attraverso le circostanza più imprevedibili, e quello di mostrare come la speranza possa generarsi non in vista di una prospettiva futura sognante e spesso utopica, ma in forza di una certezza presenta fatta di volti, gratuità, positività, amore. Henry farà fatica a vedere in tutto questo il volto di Cristo, ma non a riconoscere che solo tali incontri l’hanno strappato alla disperazione, grazie solo a questi rapporti ha potuto affermare, nello splendido finale, io ci sono, Henry Poole è qui.,Simone Fortunato