La famiglia di Stella è di umili origini, gestisce un bar alla periferia di Parigi popolata da operai, ubriaconi, gente semplice e un po’ matta (ma non sempre innocente, come l’uomo attratto da lei; senza contare i tradimenti reciproci dei genitori). Stella, che ricorda con una certa malinconia il paesino del nord da cui provengono (il padre è uno “chtimi”: abitanti della regione resa celebre da Bienvenue chez les ch’tis, da noi Giù al Nord), vive male il rapporto con i compagni di classe della scuola media prestigiosa cui è stata iscritta: compagni che sono tutti figli di genitori ricchi e borghesi, saccenti e snob, con cui si scontra in fretta. Da qui i problemi disciplinari che la mettono in cattiva luce con i professori e con la preside, che si sommano alle sue carenze scolastiche e rischiano di farla andare alla deriva e di perdere l’anno. In famiglia scopre che le cose non sono un idillio come pensava, quando intuisce le relazioni extraconiugali dei genitori (e arriverà a minacciare con un’arma da fuoco lo spasimante della madre). L’unica consolazione sembra il ragazzo bello e maledetto che frequenta il bar (Guillaume Depardieu, figlio di Gérard, di recente tragicamente scomparso).

Sembrerebbe votata al fallimento questa ragazzina di 11 anni aggressiva e sognatrice, se non fosse che nella sua vita irrompe Gladys, goffa figlia di ebrei argentini scappati dal proprio Paese per sfuggire alla dittatura. Gladys le offre amicizia e la introduce alla passione per i libri: amicizia e cultura che saranno le chiavi per riguardare sorridente alla vita. Soprattutto, con Gladys lei non si sente più sola; e alla semplice Gladys rivolge la parola più dolce del film, “grazie”. Una bella storia “alla Truffaut” di crescita, pur nel dolore per le contraddizioni della vita, arricchita da un’attrice giovanissima e molto brava (Léore Barbara), sicuramente autobiografica (la regista Sylvie Verheyde trasfigura poeticamente alcuni aspetti della sua infanzia), che ha dalla sua i pregi di un’apprezzabile misura narrativa. Uno di quei film da consigliare a educatori e genitori, ma da consigliare anche a chi apprezza un cinema semplice e ben fatto. E, per fortuna, anche non punitivo per la sua protagonista.

Antonio Autieri