Lo spunto è tratto da una storia vera, e chissà quante ce ne sono di simili (come ci testimonia la scritta finale a suggello di un dramma sportivo ancora troppo sommerso). In uno scenario di pieno inverno, sulle pendici del Terminillo, Renzo Carbonera dirige questo film dal titolo inglese azzeccatissimo, che vediamo sulla scritta luminosa dell’esercizio commerciale della famiglia di Maria, ma che ci dice tutto di una mentalità del mordi e fuggi, del sentire e non ascoltare, del fare zapping con i canali tv, dell’affrontare la vita cercando sempre una scorciatoia.

In questo clima gelido di egoismo ecco che si alternano la ribalta attorno a Maria, la protagonista (Carlotta Antonelli in piena forma), un orgoglioso padre (Paolo Calabresi) e una madre con una dipendenza da farmaci, ma anche un allenatore-compagno che ha sete di rivalsa personale dopo nove anni di esclusione dal mondo delle competizioni, sempre per doping.

La regia ha degli affondi geniali, come la scena dell’accordo nel bar, con la macchina da presa che fa una panoramica sulla vetrata attraversata da molte crepe, come a dire: attenzione, pericolo, qui qualcosa si sta sgretolando… È lo sport pulito che si va rovinando, ma anche i rapporti familiari che lasciano sola una giovane col suo sogno, imbrattandolo di illegalità, mettendo a rischio la sua stessa salute. Maria è molto sola, dall’inizio alla fine.

Purtroppo c’è un finale troppo frettoloso, anche se non scontato. Ma non è l’unica pecca del film. Diverse piste vengono aperte e poi abbandonate; soprattutto Takeaway manca di profondità e i personaggi restano tratteggiati solo in superficie. Interessante il linguaggio essenziale, se a parlare sono le immagini: ma qui non sempre accade, e si ha come l’impressione che stia per succedere qualcosa di importante. E invece poi arriva il finale fin troppo alla svelta e si esce dalla sala con una certa sensazione di incompiutezza. Anche l’aspetto psicologico, che poteva essere la chiave di lettura di tutto il film, è poco curato e non fornisce allo spettatore gli elementi necessari per una riflessione profonda.

Peccato, perché le premesse erano davvero promettenti e la storia interessante, per un film-denuncia riuscito solo a metà. Takeaway vale la pena di essere visto per il tema trattato e comunque per diverse scene intriganti.

Lorella Franchetti