1961. Dopo cinque anni di matrimonio con Ranieri di Monaco l’ex diva del cinema Grace Kelly si sente in gabbia. La crisi del Principato con la Francia e l’offerta di un film la mettono di fronte a una difficile scelta… Del film di Olivier Dahan (in apertura al Festival di Cannes 2014) una volta si sarebbe detto che era un po’ “televisivo”. Oggigiorno, con la televisione che spesso sorpassa il cinema in quanto a visionarietà e inventiva, la definizione non si attanaglia più a questa biografia ipermelodrammatica e un po’ didascalica dell’indimenticabile principessa di Monaco.Dahan (che ben aveva fatto con La vie en rose, la vita di Edith Piaf interpretata da Marion Cotillard) qui perde in originalità e non riesce a valorizzare un racconto già di per sé pieno di cliché. Non lo aiuta, questa volta, la sua interprete, iconicamente vicina al suo soggetto, ma ahinoi un po’ impacciata dal botox, che non riesce comunque a nascondere la sua età forse un po’ troppo avanzata per la parte.

Grace Kelly viene colta in un momento di svolta: cinque anni di matrimonio con Ranieri, nonostante l’amore, più volte ribadito, e due figli, le hanno ormai fatto capire che la favola del suo matrimonio è per l’appunto solo una favola e la realtà è fatta di un formalismo cui lei non riesce ad adattarsi, un marito che parla solo di politica e attività benefiche di facciata. Quando Hitchcock rispunta dal suo passato per offrirle il ruolo da protagonista in Marnie (“accanto a un giovanotto sconosciuto scoperto dal produttore Broccoli in un film di spionaggio”, ovvero Sean Connery), la principessa triste (palpabili e volute, anche se forse storicamente inesatte, le analogie con Diana) accoglie la proposta come un’ancora di salvezza. Peccato che la sua decisione, oltre che molto poco popolare tra i suoi sudditi, rischi di aggravare la già problematica situazione tra Monaco e la Francia per una questione di tassazione. De Gaulle (che qui pronuncia frasi improbabili tipo “se non accettate rispedirò Monaco nel Medioevo”), in difficoltà con la guerra in Algeria, vuole recuperare i soldi delle tasse dalle società francesi che invece fuggono nel principato e fa il bullo con Ranieri, che dalla sua ha un paio di casinò, Aristotele Onassis ma niente eserciti. Va da sé che la questione, per quanto importante, al pubblico di oggi suoni poco stringente, dato che, come viene pur detto a un certo punto, il peggio che possa capitare ai sovrani di Monaco, principessa Grace compresa, è di finire a passare il resto della loro dorata esistenza in qualche altra ricca proprietà in giro per il mondo.

La pellicola vanta un cast notevole a volte impegnato in modo un po’ dissennato (Derek Jacoby a fare il nobile sgargiante esperto di protocollo che a un certo appunto addestra la principessa americana al suo ruolo, Frank Langella nei panni del sacerdote consigliere di Grace e Ranieri, Parker Posey in quelli della rigida dama di compagnia) ma è incerta sulla direzione da prendere: il melodramma spinto nei contrasti coniugali di Grace, l’intrigo di corte, la commedia alla My Fair Lady e la favola anni Cinquanta nella seconda parte, quando Grace parte alla riscossa e salva Monaco con un ballo della Croce Rossa…

Una parte del pubblico apprezzerà senz’altro i bellissimi costumi e la ricostruzione d’ambiente, e vorrà forse indulgere almeno un po’ in questo racconto un po’ didascalico e privo di vergogna nel suo sfacciato sentimentalismo. Quello un po’ più sofisticato farà fatica a digerire l’operazione, che nasce di suo un po’ anacronistica e in definitiva superflua.

Laura Cotta Ramosino