Nel 2154 Los Angeles è un insieme di baraccopoli sporche e affastellate l’una sull’altra, in un panorama polveroso dove ogni traccia della natura sembra scomparsa. La gente lavora per sopravvivere, mentre i ricchi hanno già abbandonato il pianeta arido e sovraffollato per trasferirsi su Elysium, un gigantesco anello satellitare (che ricorda la base di 2001 Odissea nello spazio, ma molto più in grande), a soli diciannove minuti di volo dalla Terra. Lì anche chi lavora sul vecchio pianeta può tornare per soggiornare in ville sfarzose immerse nel verde, ma soprattutto con la possibilità di curarsi da qualsiasi malattia, grazie a una sorta di lettino magico/tecnologico. È un classico esempio di distopia (un’utopia pessimistica), quella realizzata da sudafricano Neill Blomkamp, e che rivede (con capitali hollywoodiani) lo scenario del suo primo film, District 9. Là erano i ghetti sudafricani e degli alieni che vivacchiavano cercando di ritornare al loro pianeta, qua una massa di disperati che anelano a un servizio sanitario spaziale. In quest’ambientazione troviamo Matt Damon nel ruolo di Max, un ex carcerato che chiede solo di avere un onesto lavoro ed essere dimenticato, ma che a causa di un incidente in fabbrica si trova nel difficile ruolo di mercenario al soldo dei ribelli che vogliono dare l’assalto (anche se per scopi nobili) all’eden extraterrestre dei ricchi e famosi. Un eden sul quale peraltro non mancano le lotte per il potere, che vedono una ministra della difesa (Jodie Foster) spietata e pronta a tutto pur di prendere in mano le redini della stazione spaziale. Girato con grande cura negli effetti e nella fotografia (come del resto District 9), il film di Blomkamp ha però i difetti dei sequel hollywoodiani: non è detto che basti mettere insieme un paio di attori famosi e un regista che ha avuto una buona idea di esordio per tirar fuori un bel film. Elysium può contare su un Matt Damon in versione Rambo, ma, anche con un esoscheletro in stile Alien, appare molto fuori ruolo; le incongruenze della sceneggiatura (tanto per fare un paio di esempi, andare su Elysium a volte sembra impossibile, a volte semplicissimo; anche per prendere il controllo di Elysium sembra bastare poco, ma non si capisce il perché); viene anche il sospetto che il personaggio di Jodie Foster sia il peggio interpretato nella lunga carriera dell’attrice. In definitiva, il film ricorda uno dei b-movie di fantascienza del passato, dove lo spettatore, in nome dell’amore per il genere era disposto a passar sopra a ogni verosimiglianza degli scenari di cartone e delle lucine lampeggianti. Gli effetti speciali in Elysium funzionano molto meglio del cartone dipinto e delle lampadine, ma sul resto suggeriamo di far prevalere la passione.,Beppe Musicco