Quattordicesimo titolo di quello che ormai viene chiamato “L’universo cinematico Marvel”, Doctor Strange è un tributo a uno dei personaggi più affascinanti usciti dalle menti e dagli inchiostri di Steve Ditko e Stan Lee. Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) è un affermato neurochirurgo, ma tanto bravo quanto odioso. Sceglie solo pazienti che possono dargli maggior notorietà e disprezza tutti i colleghi meno dotati, a parte la dottoressa Palmer (Rachel McAdams), con la quale ha un’amicizia residuo di un rapporto sentimentale. Quando un incidente d’auto danneggia le sue preziosissime mani, il suo mondo di fama e lusso crolla, lasciandolo disperato e in cerca di una qualunque terapia che possa aiutarlo. A Katmandu incontra Mordo (Chiwetel Ejiofor), una sorta di monaco che lo introduce all’Antico (Tilda Swinton), una donna che gli insegna le arti magiche degli stregoni che difendono la Terra dalle forze del male. Queste stanno scatenandosi grazie a Kaecilius (Mads Mikkelsen), un ex seguace dell’Antico che vuole consegnare il pianeta a Dormummu, un’entità che vuole impossessarsi dell’Universo. Strange scopre di essere molto versato nel dominare le forze misteriose, e accetta di combattere il male usando la magia.

Visivamente imponente, Doctor Strange ha fatto tesoro delle lezioni di Matrix e Inception (oltre che di tutto il background sterminato della Marvel): l’idea di mondi paralleli tangenti al nostro e la possibilità di modificare la realtà a piacimento ribaltando tutte le leggi della fisica generano scenari che non si possono definire che affascinanti. Un duello iniziale tra l’Antico e Kaecilius vede Londra piegarsi e diventare un origami di palazzi, strade e cielo che superano anche le fantasie di Escher, ma con l’impatto del colore e del 3D sul grande schermo. Cumberbatch è bravo nell’assecondare le trasformazioni di Strange, fino al suo aspetto più classicamente fumettistico, con barba sottile e mantello rosso svolazzante. Abituati come siamo allo sfoggio dei combattimenti corpo a corpo o all’uso di super poteri, scoprire nuovi effetti stregoneschi fa un bell’effetto (e qui non ci sono ragazzini alla Harry Potter).

In Doctor Strange la realtà e il tempo vengono manipolati sovvertendo non solo la logica, ma anche le leggi comunemente accettate dalla fantasia. L’effetto però non è affatto spiacevole, grazie anche alla presenza di buone dosi di ironia (che lasciano spazio anche a qualche risata) in una storia dal ritmo altissimo e sempre carica di tensione. E la scena dopo i titoli di coda (non perdetevela!) lascia spazio a sequel che si preannunciano altrettanto gustosi.

Beppe Musicco