Africo, 1951: in quella collina calabra dimenticata dagli uomini, dove la strada non è stata ancora serrata e lo studio del medico dista ore di distanza, esiste un piccolo paesino abitato da famiglie e da uomini abituati a vivere e lavorare isolati. Ispirato a Via dall’Aspromonte, il romanzo di Pietro Criaco, Aspromonte – La terra degli ultimi è il nuovo film di Mimmo Calopresti, regista di film indimenticabili come La seconda volta o Preferisco il rumore del mare.

Questo piccolo film, ispirato alla realtà, nasce intorno a quella che il regista, citando il produttore Fulvio Lucisano (che fa anche un piccolo cameo alla fine del film), definisce un’idea mistica: ovvero quella della costruzione di una strada, principio di modernità e fine dall’isolamento. L’arrivo di Marina, una maestra del Nord (Valeria Bruni Tedeschi interpreta un personaggio ispirato al patriota Umberto Zanotti Bianco) con i suoi guanti quasi immacolati e lo stupore ingenuo, sembra aprire il film verso un orizzonte diverso, dove i ragazzini non sono più costretti a imparare il mestiere del genitore o a trovare la propria vocazione solo in sé stessi. Non è un caso che il primo uomo che Marina incontra è un personaggio stravagante chiamato Ciccio Italia, ‘U Poeta (Marcello Fonte, che ha vinto la Palma d’Oro con Dogman), che ama contemplare il paesaggio e scrivere versi.

Ma l’Aspromonte è davvero la terra degli ultimi, quella terra dove gli uomini sono trattati da bestie dalla vicina cittadinanza e da un uomo di potere come don Totò (Sergio Rubini) che utilizza la pistola per acquistare credibilità e consenso. La morte di una donna che non riesce a sopravvivere alla sua gravidanza insieme al suo neonato, scatena in tutto il paese una piccola rivoluzione resiliente, non violenta.

Il film, selezionato l’estate scorsa al Festival di Taormina, è ricco di spunti, di idee, di desiderio di dare spazio a chi uno spazio non ce l’ha, a chi è ultimo. La regia c’è, guidata dalle mani sicure di Calopresti, però alla fine della visione quello che rimane è una storia più televisiva che cinematografica, una musica troppo penetrante e ripetitiva scritta da Nicola Piovani (premio Oscar per La vita è bella). Eppure a firmare la sceneggiatura c’è anche una delle poche donne che ha scritto film di mafia come Monica Zappelli, autrice de I cento passi; ma le belle, forti idee che Aspromonte – La terra degli ultimi ha sulla carta, rimangono sulla superficie. Si toccano con mano per la potenza delle immagini, ma rimangono lì sulla superficie e trasformano questo film in un’opera popolare, per tutti quelli che amano le fiction televisive e si riposano con storie dai sentimenti buoni, ma non alla fine indimenticabili.

Emanuela Genovese