Film d’avventura, natura e affetti ad altezza di ragazzo. La vicenda, semplicissima e narrativamente elementare, vede come protagonista un ragazzino, Luke (Dakota Goyo) alle prese con un un cucciolo di orso, perso dalla madre e recuperato casualmente. Dapprima il ragazzo cercherà di crescere il cucciolo e di evitargli di finire in uno zoo o in una gabbia; poi, grazie anche all’aiuto di una guida esperta, finirà per avventurarsi nelle terre ghiacciate del Nord per trovare una casa per il piccolo orso bianco: sarà un viaggio rischiosissimo e non privo di pericoli. Fiaba semplice semplice che avvicina i bimbi anche piccoli a scenari insoliti e ad una vicenda d’amicizia tra ragazzo e animale che è il vero cardine di un film comunque imperfetto che dal punto di vista offre molto meno di quanto atteso. Si avverte infatti una frattura sin troppo evidente e, in alcuni momenti persino fastidiosa, tra le sequenze di fiction, con al centro il rapporto tra ragazzo e orso e le loro vicissitudini e le diverse scene girate dal vivo che però appaiono sgranate, “datate” e poco spettacolari, lontane insomma dagli suggestivi scenari rappresentati in film simili per ambientazioni come La marcia dei pinguini, per citare solo uno dei film recenti più noti. Si notano davvero due mani diverse dietro la macchina da presa: quella di un veterano del cinema come Roger Spottiswood (Turner e il casinaro, Air America) che con mestiere e professionalità gira ad altezza di bambino una vicenda classica all’insegna dell’amicizia e del rispetto della Natura e quella del documentarista Brando Quilici che riprende dal vivo anche sequenze potenzialmente notevoli come lo scioglimento dei ghiacci piuttosto che alcune sequenze sull’acqua, senza però riuscire a colpire lo spettatore per limiti oggettivi (le immagini sono assai sgranate e non paiono recenti) sia per un difetto di montaggio che assembla senza riuscire ad amalgamarle sequenze girate in luoghi e tempi diversi. ,Simone Fortunato,