La carriera cinematografica di Tom Cruise dura ormai da più di trent’anni. È una delle più grandi star del cinema, forse quella che per esposizione mediatica, carisma e professionalità incarna al meglio lo spirito di Hollywood. Tuttavia è difficile non accorgersi che, più passa il tempo, più Cruise è legato al personaggio di Ethan Hunt, diventando al contempo sempre più indispensabile per la serie Mission: Impossible con la quale ha iniziato diretto dal maestro del thriller Brian De Palma e per la quale ogni volta ingaggia sfide sempre più complicate con se stesso, come penzolare dal grattacielo più alto del mondo nello scorso film, o decollare attaccato al portellone di un aereo militare, come in questo Mission: Impossible – Rogue Nation  (cose che nessun attore del prestigio di Tom Cruise accetterebbe mai di fare: a che servirebbero allora stuntmen ed effetti speciali?). E in effetti la scena iniziale, abbondantemente spiegata da un’apposita clip prima che inizi il film, è realmente impressionante, in grado com’è di far provare allo spettatore la sensazione terribile di partire verso l’alto a una velocità pazzesca stando aggrappato al portello di un gigantesco quadrimotore.

Se l’inizio è addirittura travolgente, il film poi mostra una certa fatica a sostenere lo stesso livello per tutta la durata della vicenda: Ethan Hunt riesce a sventare la consegna di armi di distruzione di massa, ma la sua struttura (la Mission Impossible Force) è sotto accusa – per la troppa segretezza delle sue azioni – di fronte a una commissione parlamentare americana, tanto che il capo della CIA (Alec Baldwin), riesce ad ottenerne lo scioglimento. A quel punto per Ethan e i suoi, che stanno cercando di arrivare a capire chi governa il Sindacato, una misteriosa organizzazione criminale, ci sono solo due scelte: abbandonare tutto, o proseguire infischiandosene degli ordini superiori. E potete ben immaginare quale sarà la decisione che prenderanno. Tanto più che Ethan ha incontrato la misteriosa Ilsa Faust (Rebecca Ferguson, che non fa rimpiangere Paula Patton), che sembra lavorare per il sindacato quando invece è un agente del controspionaggio britannico infiltrata.

Tra una scena movimentata e l’altra (scazzottate, sparatorie e inseguimenti in auto e moto) si infilano momenti fin troppo quieti. Anche se bisogna riconoscere che uno dei punti di forza di questa franchise è il saper mescolare le scene di azione con la descrizione dei personaggi, che rende il film simile a una partita, in cui il ruolo di ognuno è al tempo stesso ben definito e indispensabile per la vittoria comune. Forse ci si poteva aspettare un po’ più di azione da parte di Jeremy Renner (visto anche il suo esordio combattivo in Mission: Impossible – Protocollo fantasma), quando invece qui sembra lasciare molto più spazio a Benji, il personaggio di Simon Pegg. Ma, viste anche le capacità di Rebecca Ferguson, anche questo episodio di Mission: Impossible non deluderà i fan dei film di azione come pure quelli di spionaggio, assicurando tensione e intrattenimento secondo la migliore tradizione iniziata ormai diciannove anni fa.

Beppe Musicco