Film bizzarro ma interessante se non altro perché mette al centro della storia il rapporto tra un padre e una figlia. I ruoli sono invertiti come spesso accade nel cinema recente, così a una Evan Rachel Wood, molto responsabile (si fa in quattro per pagare i debiti lavorando di notte in una fast food per cui ha dovuto rinunciare ad andare a scuola) corrisponde un padre fuori di testa, ingenuamente convinto che da qualche parte sotto il pavimento di un ipermercato si celi il tesoro di un galeone spagnolo. La trama è folle, sempre volutamente sopra le righe ma non sempre facile da seguire, nonostante la bravura degli interpreti, soprattutto la Wood, molto cresciuta dai tempi di ‘Thirteen’. Il fulcro è il rapporto a due e qui sta il pregio e il difetto del film: da un lato la scelta coraggiosa dell’esordiente Cahill di fare un film con solo due attori in scena, lasciando sullo sfondo tutte le altre figure potenzialmente importanti nel rapporto famigliare, compresa una madre che si intravede in un flashback e un’amica – l’unica – della malinconica protagonista, finita tragicamente e a cui si fa un timidissimo accenno. D’altro canto, però, parecchi personaggi non vengono messi a fuoco a dovere, così come non sono sviluppate possibili “spalle” alla storia e a un personaggio così scostante come quello incarnato da Michael Douglas. La scelta di affrontare il tema della malattia mentale attraverso il registro grottesco e umoristico è apprezzabile e funziona ma fino a un certo punto perché purtroppo la storia ha il fiato corto e nel finale cerca un simbologia sin troppo facile. Peccato.,Simone Fortunato