L’incipit è fulminante. Una telefonata di una donna dall’aria sbattutissima. È la mitica signora Pina (interpretata da Liù Bosisio, grande caratterista, poi sostituita da Milena Vukotic dall’episodio n°3) che cerca disperatamente il marito, grigio impiegato in una non ben definita Megaditta e scomparso misteriosamente da giorni. La gag, una delle tante di questo film formidabile e profetico, vedrà Fantozzi murato vivo nella ditta e soccorso dai colleghi in modo rocambolesco e buffissimo. Uscito nel 1975 e seguito dal vero capolavoro, il più coeso Il secondo tragico Fantozzi, il film diretto da Luciano Salce prende le mosse da una straordinaria invenzione di Paolo Villaggio, il ragioniere Ugo Fantozzi, appunto, impiegato goffo, cialtrone, gaffeur clamoroso, sostanzialmente un inetto.
Sviluppando per il cinema il personaggio del romanzo omonimo di partenza pubblicato nel 1971, con la collaborazione degli sceneggiatori De Bernardi e Benvenuti oltre allo stesso Salce, Villaggio da un lato porta alle estreme conseguenze amare, quasi nere, la commedia all’italiana con le sue maschere e la spiccata satira sociale; dall’altro inventa un personaggio unico e innovativo, destinato a attraversare tutti gli anni 80 e anche un pezzo di anni 90, seppur con esiti mai all’altezza dei primi due capitoli. Per nulla invecchiato, il film, pur risentendo di un intreccio sin troppo episodico, conserva ancora adesso tante gag da antologia: la mitologica sequenza del risveglio al mattino e dell’autobus preso “al volo”, quella del campeggio, la tragica partita scapoli-ammogliati, la partita a biliardo. E ancora: tantissimi caratteristi, uno più centrato dell’altro: il geometra Calboni cialtrone e ruffiano, il ragioniere Filini miope e goffissimo, “miss quarto piano” ovvero l’ineffabile signorina Silvani, la moglie Pina e la mostruosa figlia Mariangela (interpretata in realtà da un uomo, Plinio Fernando).
Amarissima metafora dei tempi – con la centralità di un personaggio meschino ed eroico al tempo stesso, schiacciato da un lavoro impiegatizio che non lascia scampo ma anche piegato da una vita sociale fatta di continue prevaricazioni – Fantozzi non rappresenta solo la tragedia di un uomo ridicolo ma anche e soprattutto un Sogno Italiano inteso come insieme di aspirazioni e velleità (prima fra tutti le ambizioni del Ragioniere nei confronti della Silvani) che non trovano realizzazione. Un grande classico, cult assoluto e al tempo stesso esempio di genuino cinema popolare, con tante gag e battute ormai entrate nella memoria e nell’immaginario collettivi.

Simone Fortunato